Nel seminario promosso in collaborazione con il progetto Terre Contadine - ItaliAfrica ad Addis Abeba (Etiopia) dal 21 al 23 maggio 2008, le Organizzazioni Contadine delle varie regioni Africane, dopo aver fatto una chiara valutazione della situazione dell'agricoltura africana hanno raggiunto un importante accordo per unire i loro sforzi nella consapevolezza di avere le capacità di denunciare e di affrontare i veri problemi che stanno alla base della situazione di carenza alimentare che affligge milioni di africani. Di seguito la dichiarazione finale delle organizzazioni contadine africane.
Francesco Benciolini - ARI
Piattaforma Panafricana delle organizzazioni contadine
e di produttori agricoli dell'Africa
DICHIARAZIONE FINALE
Di fronte alla situazione allarmante che colpisce le popolazioni africane, le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli dell'Africa australe (SACAU), dell'Africa centrale (PROPAC), dell'Africa dell'est (EAFF) e dell'Africa dell'ovest (ROPPA), si sono riuniti ad Addis-Ababa, in Etiopia, dal 21 al 23 maggio 2008, per mettere in comune le informazioni e scambiarsi le idee sulla situazione attuale dell'agricoltura contadina e sulle possibili soluzioni della crisi agricola e alimentare.
Considerando che le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno la stessa ragione d'essere, cioè la difesa e la promozione degli interessi delle aziende agricole familiari e dei produttori agricoli africani;
Constatando che queste aziende familiari agricole e questi produttori agricoli africani condividono lo stesso spazio agricolo, e le risorse naturali quali la terra, l'acqua, le foreste;
Constatando inoltre che nonostante il loro maggior peso demografico, queste aziende familiari e questi produttori agricoli subiscono ancora le conseguenze delle politiche agricole e rurali lontane dalle realtà che essi vivono e dalle preoccupazioni che essi continuano a manifestare;
Constatando anche che grazie alla fatica del loro lavoro mal remunerato a causa dei prezzi agricoli che sono stati sempre in calo, gli Stati hanno invece potuto raccogliere importanti ricchezze che molto spesso sono state investite al di fuori del settore rurale;
Constatando infine, oggi come ieri, che queste aziende familiari agricole e questi produttori agricoli sono le principali vittime dei conflitti, delle catastrofi e delle crisi come quella che viviamo ora;
Le reti delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli dell'Africa hanno passato in rassegna i diversi fattori che sono all'origine della crisi alimentare ed agricola in Africa.
In definitiva, malgrado gli sforzi tesi a favorire l'integrazione regionale, si deve constatare che la maggior parte di azioni e iniziative sono in grande ritardo. Meglio, l'Africa continua, contrariamente agli auspici del NEPAD, ad essere rivolta più verso l'estero che verso sè stessa.
L'agricoltura africana ha, dunque, conosciuto una sconfitta : una sconfitta anzitutto di noi tutti africanicani, dei leaders politici, delle OP, dei partenaires e della cooperazione bi e multi laterale.
Le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli considerano che la situazione attuale dell'agricoltura africana è grave. Tuttavia, affermano che ciò non corrisponde ad una fatalità e che la situazione di crescita dei prezzi sia degli alimenti che dell'energia non è necessariamente un fattore sfavorevole.
L'opportunità per gli agricoltori africani di ottenere, oggi, una migliore remunerazione dei loro prodotti, necessita tuttavia da parte dei nostri Stati, delle nostre Comunità Economiche Regionali e dell'Unione Africana di intraprendere urgentemente un dialogo ed una concertazione fra tutti, qui in Africa e non altrove.
Le reti delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno inoltre constatato di aver consolidato da otre cinque anni la loro mutua conoscenza e di aver costruito una effettiva solidarietà nell'azione, soprattutto operando assieme per migliorare la fattibilità del Nuovo Partenariato Economico per lo Sviluppo dell'Africa (NEPAD) e per mettere in luce il pericolo degli Accordi di Partenariato Economico (APE) per l'avvenire dell'agricoltura africana.
Queste lotte hanno finito per convincerle che il progresso dell'agricoltura africana poteva essere durevole a condizione che le Organizzazioni dei Contadini e di Produttori Agricoli potessero agire a livello continentale. Le quattro reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli affermano con questa dichiarazione il loro totale impegno a prendersi in carico questa esigenza storica decidendo, qui ad Addis Aaba, di creare la «Piattaforma Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli» dell'Africa.
Le reti di organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno messo in atto un comitato di pilotaggio composto dai quattro presidenti delle quattro reti sotto-regionali di organizzazioni contadine e di produttori agricoli ed hanno designato il Signor Mamadou CISSOKHO come facilitatore. Un programma di lavoro verrà elaborato per la costituzione entro un anno della Piattaforma Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli.
Questo nuovo strumento è, secondo noi, un forte valore aggiunto per la realizzazione dei compiti e delle attività delle nostre organizzazioni locali, nazionali e sotto-regionali. Costituisce inoltre una potente leva per favorire una ripresa dell'agricoltura africana affinché essa possa rispondere alle funzioni proprie ad ogni agricoltura degna di questo nome.
Questo nuovo strumento sarà anche un mezzo adeguato per rafforzare il riconoscimento ed il ruolo delle donne, dei giovani e delle minoranze nell'agricoltura africana.
CONCLUSIONE
Convinti che non vi sono alternative alla mobiltazione delle nostre risorse umane, delle nostre risorse finanziarie per quanto siano modeste, e coscienti che il nostro continente, al contrario dell'immagine negativa della mano tesa, della sofferenza, della miseria che ci viene rimandata ogni giorno, dispone di risorse naturali, di risorse umane di qualità, di valori ancora positivi per ogni vita umana, noi ci impegneremo in seno alla Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli per salvare le nostre vite, le nostre famiglie, le nostre nazioni e l'Africa, nostro continente.
Hanno firmato :
Nome e Cognome
Funzione
Rete sotto-regionale
Firma
Signora Fanny MAKINA
Vice-Presidente
SACAU
Signor Philip KIRIRO
Presidente
EAFF
Signora Elisabeth ATANGANA
Presidente
PROPAC
Signor Ndiogou FALL
Presidente
ROPPA
Fatto ad Addis-Ababa, Ethiopia, il 23 Maggio 2008
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Contadinicritici mailing list
Contadinicritici@inventati.org
https://www.autistici.org/mailman/listinfo/contadinicritici
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Allegato:
Coordinadora Campesina Europea www.cpefarmers.org
Members of
COMUNICATO STAMPA Bruxelles, 20 maggio 2008
« Bilancio di salute » della PAC 2003 :
Posizione CPE-COAG
di fronte alle proposte della Commissione Europea
La realizzazione del « bilancio di salute » non è solo in vista dell’adattamento della PAC dopo la sua riforma del 2003. Si tratta anche di adattare
Ora
Essa rinuncia, sotto la pressione di queste grandi aziende, a mettere un limite ai pagamenti diretti più elevati, come se queste somme non venissero dai contribuenti !!!
Più che mai, contadini e consumatori, abbiamo bisogno di una politica agricola, e di una politica europea comune. Non è per il fatto che alcuni prezzi agricoli sono cresciuti recentemente che non c’è più bisogno di regolazione dei mercati agricoli, al contrario (aggiungiamo che il prezzo del frumento si è abbassato del 40% da febbraio ed il prezzo del latte è ripartito verso il basso).
Noi chiediamo quindi al Consiglio europeo dell’Agricoltura una decisione per modificare la proposta della Commissione nel senso di
- una indispensabile regolazione dei mercati,
- una PAC più legittima sul piano sociale, internazionale, ambientalentale,
- una PAC più giusta e più solidale
Ecco la posizione dei contadini europei di fronte alle proposte della Commissione[2] :
La regolazione dei mercati agricoli è un dovere
La crisi mondiale dei prezzi alimentari, e la grande variabilità dei prezzi agricoli, nuova occasione per gli speculatori, mostrano che il mercato senza regole vantato dalla Commissione e dall’OMC è incapace di garantire la sicurezza alimentare.
Dopo aver fatto di tutto per abbassare i prezzi agricoli al di sotto dei costi di produzione[3], rovinando l’agricoltura contadina qui e al Sud, dopo aver scompaginato una dopo l’altra le produzioni, ci si vuol far credere che non c’è più bisogno di regolazione poiché i prezzi sono alti; di fatto
Gli Stati Membri devono anzitutto essere preoccupati della sicurezza alimentare dei loro cittadini : l’UE deve forse essere fiera di essere il primo importatore ed il primo esportatore di prodotti agricoli ? Sarebbe rendersi molto vulnerabile ai rischi del mercato mondiale. Piuttosto che lasciare l’UE dipendente al 75% per le proteine vegetali che essa importa massicciamente per ri-esportare poi i prodotti animali, sarebbe più responsabile per la nostra sicurezza alimentare, per l’ambiente, per l’energia, produrle in UE; e, nel contempo, si risolverebbe la questione della soia OGM importata della quale non vogliono saperne né i consumatori, né la grande maggioranza degli agricoltori.
La regolazione dei mercati, Signora Fischer Boel, non è il passato. Lei si accorgerà che è necessaria. Non perdiamo tempo prezioso a darci la zappa sui piedi nella logica degli ultimi 20 anni quando si pensava che il mercato fosse capace di regolare tutto ! Quello, è il periodo che appartiene al passato.
Allora, discutiamo sui migliori possibili strumenti tenendo conto degli errori o dei successi del passato. Un minimo di stocks è necessario per i prodotti di base non deperibili. Ma non lasciamo l’alimentazione nelle mani degli speculatori !
La questione non è « chi nutrirà il mondo ? »[4], ma « come il mondo si nutrirà ?». E per ora, non c’è un problema mondiale di produzione ma di accesso alla produzione (Africa, …) e di accesso dei più poveri all’alimentazione. Non si tratta di un problema tecnico da risolvere con una ennesima rivoluzione verde o con gli OGM, ma di un problema di politiche agricole, alimentari e commerciali.
· Se la soppressione del riposo delle terre obbligatorio sembra essere una buona decisione, non è perché così si sopprime la regolazione ma perché questo è uno strumento del tutto inadatto per l’Europa dove il fattore determinante è il rendimento, non la superficie, contrariamente agli USA. Piuttosto bisogna rendere attraente un riposo a lungo termine nelle zone ad alto valore di biodiversità.
· Sarebbe un errore decidere un aumento dell’1% delle attuali quote latte. Si stanno già abbassando i prezzi per i produttori. Il Consiglio deve tornare sulla sua decisione del 2003 e mantenere il controllo della produzionhe del latte oltre il 2015 migliorandone il suo funzionamento e la sua ripartizione. La proposta della Commissione provocherebbe una accelerazione nella concentrazione della produzione del latte nelle aziende più grandi, più estensive, più dipendenti in protene vegetali e nelle regioni con i costi di produzione più bassi.
· Il disaccoppiamento dei pagamenti diretti dalla produzione è assurdo quando serve a remunerare la produzione al posto dei prezzi se questi sono troppo bassi. Quando i prezzi sono più alti, i pagamenti non sono giustificati ma il disaccoppiamento li mantiene. Il disaccoppiamento è un intoppo della scatola verde truccata dell’OMC ed è molto difficile legittimarlo nei confronti del contribuente e quindi risulta un facile preagio di abbandono a breve termine dei pagamenti diretti. E’, in più, un fattore importante di abbandono della produzione e noi attendiamo dalla Commission un bilancio documentato con cifre della sua applicazione in termini di strutture di produzione, ad esempio nel caso della produzione del latte. Noi chiediamo al Consiglio di riaccoppiare i pagamenti diretti.
· La « gestione dei rischi » climatici e sanitari sotto forma di sistemi di assicurazione volontaria sarebbe un grave errore rovinoso che favorirebbe solo le grandi imprese agricole e consegnerebbe ulteriormente gli agricoltori alle banche/assicurazioi.
I pagamenti diretti devono essere giusti e legittimi
· La rinuncia della Commissione a diminuire direttamente gli importi elevati dei pagamenti diretti : la proposta fatta in novembredi una diminuzione troppo leggera per le grandi aziende, mostra che certi Stati membri sono poco preoccupati per la legittimità sociale dei pagamenti diretti. E’ scandaloso proporre di sopprimere i pagamenti più bassi e continuare ad attribuire centinaia di migliaia di euro a grandi aziende che, in più, hanno beneficiato del buon prezzo dei cereali. I contadini più piccoli, in particolare in Romania, Polonia, Italia sarebbero esclusi per l’aumento proposto ad
· Verso un livello più uniforme del sostegno: la referenza storica è ingiusta e il pagamento unico per ha, che equivale a un disaccoppiamento totale, non elimina le disparità storiche regionali. In effetti non esiste strumento perfetto se il pagamento è fisso, senza tener conto del prezzo e se esso rappresenta una parte importante del reddito agricolo (carne bovina, carne ovina). I contadini hanno bisogno di prezzi giusti e stabili, dunque di una regolazione di mercati.
· L’articolo 69 può essere uno strumento interessante a disposizione degli Stati Membri per ridistribuire i pagamenti. Non deve essere utilizzato per regimi di assicurazione dei raccolti. Gli Stati Membri devono poter prelevare più del 10% dei pagamenti destinati a grandi aziende per sostenere certe produzioni e regioni sfavoriti da condizioni naturali o dalla PAC.
· Trasferimenti verso il 2° pilastro (sviluppo rurale) : Se la poliica di sviluppo rurale è indispensabile, se siamo a favore di un trasferimento moderato di fondi provenienti dal 1° pilastro, non si tratti però di sopprimere la politica dei mercati e di rinazionalizzare
Noi lanciamo un appello ai Ministri perché riconsiderino queste proposte, inadatte ai bisogni delle popolazioni europee e mondiali e perché riorientino
Noi, movimenti contadini attivi in tutta Italia, ci uniamo ai movimenti contadini europei che nella settimana 12-18 maggio 2008 lottano perché nel nostro continente e nel mondo possa continuare ad esistere un’agricoltura basata sul lavoro e rispettosa delle donne e degli uomini che la praticano, dei consumatori, degli animali, dell’ambiente e dei territori.
In particolare riteniamo prioritari tre temi di forte attualità quando si riflette sull’attuale Politica Agricola Comunitaria, sulla sua possibile riforma o sulla sua eventuale cancellazione:
- Le scelte di politica agricola devono regolare il mercato, non essere sottoposte ad esso; per questo è necessario che si stabilisca un governo delle produzioni per evitare eccedenze o penurie e per fare in modo che i prezzi dei prodotti agricoli diano la possibilità di vita dignitosa a chi li produce, garantiscano un accesso ad alimenti sicuri e di qualità per i consumatori europei e siano strappati alla speculazione della finanza e di pochi monopoli
In particolare, siamo contrari all’abolizione delle “quote latte” e chiediamo una regolazione delle stesse più equa in modo che gli allevamenti siano ripartiti in modo equilibrato in tutti i territori dell’UE e che la produzione sia in rapporto stretto con i consumi locali, regionali, nazionali; siamo inoltre contrari alla commercializzazione delle quote e del diritto a produrre, che deve essere gestito tenendo conto dell’interesse dell’intera società .
-
· promuovere l’agricoltura in ogni territorio, a sua valorizzazione e protezione
· aumentare il numero di contadini e salvaguardare il loro diritto ad una vita dignitosa attraverso la vendita dei prodotti a prezzi di mercato che garantiscano la maggior parte del reddito: per questo è indispensabile mettere in opera regolazioni del mercato e la preferenza comunitaria - legittima solo se, in parallelo, l’UE cessa ogni sovvenzione diretta o indiretta all’esportazione
· favorire la trasformazione di prodotti in unità locali decentrate e vicine ai mercati ed al consumatore
· promuovere i rapporti diretti produttori-consumatori.
- Gli attuali contributi alle aziende agricole distribuiti come “pagamenti diretti”, non devono essere commisurati agli ettari o calcolati su base storica ma essere:
· rapportati al numero di attivi e con la fissazione di un tetto massimo
· condizionati ad un effettivo rispetto degli animali, dell’ambiente, delle risorse naturali
· riservati alle aziende agricole che operano nei territori più svantaggiati.
Chiediamo al nuovo governo un impegno fermo a contrastare qualunque ipotesi di smantellamento della PAC e ad una revisione profonda che rimuova da subito i meccanismi che favoriscono l'ingiusta distribuzione dei sostegni che punisce l'agricoltura contadina e di qualità ed avvantaggia solo un’agricoltura insostenibile per il nostro paese e per le tasche dei contribuenti.
ADERISCONO :
Associazione
In data 24 febbraio 2007 si è verificata un’ispezione, da parte di alcuni funzionari della locale ASL, presso il Mercato che si svolge, da ormai quattro anni, ogni mese in piazza della Berlina, a Pisa, e dove sono intervengono diversi contadini ad esitare le proprie produzioni agricole ai cittadini.
In tale occasione è stato elevato un unico e generico verbale onnicomprensivo, in cui, per un verso, si censurano talune modalità di vendita, ritenute unilateralmente e senza significativa prova alcuna "inadeguate" a salvaguardare la salute pubblica e, per un altro, si impartiscono prescrizioni talmente fuori dalla realtà (quando non addirittura risibili, come la richiesta di una cappa aspirante(!) da dislocarsi in mezzo alla piazza!) da non poter significare altro che una precisa volontà di boicottaggio nei confronti di un’iniziativa autonoma e lodevole, condotta da persone che hanno dedicato alla terra la propria vita, che hanno rifiutato l’utilizzo di sostanze tossiche (su cui, con troppa disinvoltura, le stesse autorità sanitarie facilmente sorvolano, posto il macroscopico giro di interessi dell’industria agrofarmaceutica inquinatrice) e che vanno ricostruendo, piuttosto, il rapporto perduto di conoscenza diretta e fiducia fra consumatore, cibo e produttore (leggi: filiera corta, trasparenza, tracciabilità, responsabilità personale, riduzione dei trasporti, genuinità, tradizione, tipicità e tante altre belle parole attualmente molto in voga in
politica; parole, appunto).
L'Associazione Agricoltori Critici denuncia queste dinamiche di attacco alla libertà e alla sopravvivenza dei contadini. L'Associazione ritiene indispensabile organizzare tutte le realtà agricole e contadine per giungere alla istituzione dei "Mercati Contadini" nelle piazze di tutte le città italiane. Tali mercati debbono essere autogestiti e regolamentati dai contadini stessi, secondo i criteri che da sempre nella tradizione contadina stanno alla base di un rapporto diretto con i consumatori e di una produzione di alimenti sani, genuini e buoni.
Programma:
VENERDI 30 MARZO
18.00 Aperitivo del lustro; degustazioni enopsichedeliche
20.00 Fornelli Ribelli
21.30 concerto: DIE by LAW (stoner core, Vr), East Rodeo (progressive rock, Pd)
SABATO 31 MARZO
Mercato autogestito t/Terra (verdure, frutta, salumi, artigianato)
Apertura stand degustazioni libere e guidate*
12.30 Fornelli Ribelli
16.00 Dibattito> Aree urbano agricolo relazionali: da non-luoghi a spazi psichicamente vivibili
17.30 La compagnia della pietra che canta (Cantastorie, Puglia)
19.00 Aperitivi Tellurici: a cura del presidio permanente NO DAL MOLIN (Vicenza) Abbatti Dal Molin coltiva Molinara
20.00 Fornelli Ribelli
a seguire dj lounge
DOMENICA 1 APRILE
Mercato autogestito t/Terra (verdure, frutta, salumi, artigianato)
Apertura stand degustazioni libere e guidate*
enoperformances bandistiche
12.30 Fornelli Ribelli
15 Workshop/Dibattito: Vogliamo un’ agricoltura contadina!
Contro le proposte dell’Unione Europea su O.C.M. Vino e PAC
a cura di Connettivo terra TERRA, Associazione Agricoltori Critici
17 Workshop/Dibattito: Relazioni e racconti delle lotte popolari
a cura di Patto Nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso
18.30 Anarcoenojazz: letture da un Anarchenologo
19.30 Aperitivi Tellurici: a cura di coordinamenti popolari NOTAV (val di Susa, Torino)
20 Fornelli Ribelli: sgombro contro lo sgombero - a cura di associazione Collamente (Vr)
Ogni realtà contadina vive oggi sulla sua pelle le contraddizioni di legislazioni fatte su misura per l'agro-industria: tutta la legislazione di questi ultimi anni, per quanto concerne gli aspetti sanitari, le certificazioni, i sussidi pubblici, le complicazioni burocratiche ed amministrative, è stata pensata contro l’agricoltura contadina. Per quanto riguarda specificatamente il mondo del vino, ad esempio, la creazione dei Consorzi di tutela con compiti di controllo erga omnes (decreti attuativi della legge 164 del 1992) è l’ultimo esempio di questa politica perversa e corporativa. Consorzi di Tutela divenuti strumenti di coercizione in mano alle lobby dell’industria vinicola.
Vi sono quindi una serie di rivendicazioni che vengono oggi dal mondo contadino che coinvolgono il sistema dei prezzi e della distribuzione commerciale ma che si caricano di valenze sociali e culturali molto più vaste e che devono in qualche modo farsi resistenza.
Noi produttori del gruppo Terra e libertà/Critical wine pensiamo sia giunto il momento di organizzarci per sviluppare tutte le possibili forme di resistenza alla omologazione del gusto e delle colture, alla industrializzazione delle campagne e dell’ambiente. Vogliamo quindi rilanciare il progetto TL/CW partendo dalla costituzione della Associazione degli Agricoltori Critici. Vogliamo ribadire la centralità della Terra/terra nelle lotte del presente e del futuro.
Condividiamo l’affermazione secondo cui il protagonismo contadino, diretto, fatto di donne e uomini in carne ed ossa, radicato tra cielo e terra, sia oggi il valore più "alternativo" e "radicale".
“La terra…la terra…la terra…all’infinito la terra”. Non tutti hanno appreso fino in fondo l’insegnamento intrinseco a questa frase di Luigi Veronelli.
I vitivinicoltori che hanno finora dato vita al progetto TL/CW sono stati solamente un’avanguardia politica consapevole del proprio ruolo, resa possibile dalla loro condizione privilegiata, mediamente favorita rispetto alla maggior parte degli altri coltivatori della terra; si sono prestati a fungere da apripista. Ora è necessario coinvolgere tutti i coltivatori della terra e portarli con i loro prodotti e le loro storie, esistenze e resistenze, positività e contraddizioni, in piazza, nel centro della metropoli, nei Mercati Contadini che vogliamo realizzare. Mercati Contadini autonomi ed autogestiti, ove non vi sono spazi fissi assegnati, ma dove ad ognuno è consentito anche saltuariamente o stagionalmente proporre le proprie produzioni.