Associazione Agricoltori Critici

Dalla terra per la Terra.

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Nome: Associazione Contadini Critici
terra e libertà /critical wine è un progetto autogestito, senza scopo di lucro, senza alcuna sponsorizzazione da parte di enti, istituzioni o aziende, che vuole creare un dibattito sui temi della t/Terra, dell’ambiente, per un futuro condiviso di libertà, gioia, creatività, intelligenza

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giovedì, 05 novembre 2009

il potere non proprio terra terra


Il potere non proprio terra terra
di Josè Bovè

Essere contadino non è una professione, non è un mestiere. È un modo di
vivere. Il sistema economico capitalistico ha trasformato milioni di
americani ed europei in consumatori schiavi dell’industria agroalimentare
e dipendenti al 100% dal salario che devono procurarsi per riempire
dispense e frigoriferi. I contadini, che producevano in primo luogo per
nutrire le proprie famiglie e le città e i villaggi dei dintorni, sono
scomparsi. Scomparsa anche la reale forma di autonomia che essi avevano
saputo conservare rispetto all’economia di mercato, dove tutto si compra
e si vende. I nuovi salariati obbediscono ora alle ingiunzioni dei
superiori gerarchici in un sistema produttivo che non ha niente di
democratico e più niente di autonomo. Non facciamo idealismi. La vita
nelle campagne era dura; il lavoro fisico sovente faticoso. I periodi di
penuria e di vacche magre nonerano rari, anzi.Mala miseria era meno
violenta e meno ripugnante che nelle immense bidonville che oggi circondano
le enormi megalopoli del Sud del mondo. L’agricoltura industriale, che si
è sostituita all’agricoltura contadina e familiare nelle regioni del
Nord, mostra una faccia sempre meno simpatica. Nella sua scia scompare la
biodiversità; le varietà vegetali coltivate, conservate e migliorate da
generazioni di contadine e contadini, svaniscono. Le razze animali
rustiche, adattate a determinati territori e condizioni geografiche,
lasciano il posto a macchine da latte come le vacche Holstein oa fissatori
di proteine vegetali come i polli ibridi.

Le immense distese a monocoltura favoriscono lo sviluppo di insetti
parassiti e di malattie che possono essere vinte solo da molecole chimiche
inquinanti e persistenti. La specializzazione delle regioni, alcune
concentrate sugli allevamenti intensivi senza terra, altre sulla produzione
intensiva di derrate vegetali, provoca l’impoverimento dei suoli e crea
le condizioni dell’erosione che già colpisce milioni di ettari. Le falde
freatiche, inquinate dai pesticidi, si esauriscono. L’agricoltura moderna
è irrimediabilmente produttivista. Considera inutile tutto quello che non
serve ad aumentare le rese. L’acqua dei fiumi è lì solo per irrigare
milioni di ettari di colture industriali. I pesci possono aspettare le
prime piogge dell’autunno. Il petrolio è indispensabile per far andare
macchinari sempre più giganteschi, per produrre l’azoto necessario alla
folgorante crescita e al grande appetito delle piante ibride, per
trasportare prodotti agricoli da un capo all’altro del pianeta. Le
distruzioni sociali e ambientali provocate dall’agricoltura industriale
non possono essere nascoste sotto il tappeto. Sono diventate uno dei
pericoli che minacciano le nostre società. E, quel che è ancor peggio, la
tecnologia e il liberismo economico non sono riusciti a debellare il
flagello della fame e della malnutrizione. Malgrado le promesse
dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, quelle dei capi di Stato
delle potenze occidentali e dei dirigenti delle multinazionali, il numero
di malnutriti cresce di anno in anno. Da decenni le organizzazioni
contadine di tutto il mondo hanno constatato questo fallimento. Che le ha
spinte a incontrarsi e a riunire le forze, creando un movimento
internazionale, La Vía Campesina, capace di mettere in questione il
modello di sviluppo economico imposto da Banca Mondiale, FondoMonetario
Internazionale, Omc.

IL VALORE DELLA NONVIOLENZA Nata nel 1992 da un incontro organizzato in
America centrale, Vía Campesina ha assunto un ruolo importante fra le
organizzazioni della società civile internazionale. In meno di quindici
anni, Vía Campesina è riuscita a diventare un’Internazionale Contadina,
indipendente dalle ideologie politiche occidentali e da appartenenze
religiose. Riunisce in federazione organizzazioni contadine di paesi del
Nord e del Sud del mondo, che non si considerano antagonistemaanzi alleate
e attiviste per la stessa causa. I contadini, del Belgio come del Mali,
della Bolivia come dell’Indonesia, sono uniti nella critica del
produttivismo agricolo e nella difesa della produzione agricola familiare e
contadina. Vía Campesina ha dato, per la prima volta nella storia, una
voce globale ai movimenti contadini e rurali del pianeta. Annette Desmarais
mostra come quest’espressione si sia costruita a poco a poco, a partire
dalle convinzioni e dalle idee delle contadine e dei contadini, quelli a
cui troppo spesso governanti, tecnocrati,Ongo partiti politici avevano
rubato la parola, accaparrandosela, esprimendosi a loro nome e al loro
posto per imporre loro un futuro che essi non volevano. La comparsa di Vía
Campesina è un fenomeno di fondamentale importanza, le cui conseguenze
sono ancora difficili da valutare. I contadini e le contadine del pianeta
sono tuttora oltre il 60% della popolazione mondiale. Le lotte che hanno
deciso di condurre sono prima di tutto di natura politica e sociale.
Rivendicano unutilizzo giusto dei beni comuni: la terra, l’acqua, i semi.
Esigono che le politiche commerciali internazionali smettano di arricchire
una minoranza di azionisti e siano ripensate per permettere un
miglioramento reale delle condizioni di vita nelle campagne e nelle zone
rurali. Propongono un progetto globale, la sovranità alimentare, che
permetterà agli Stati di proteggere il settore agricolo nazionale,
evitando però le misure che possano danneggiare le popolazioni rurali di
altri paesi. Vía Campesina rifiuta la privatizzazione del vivente e
l’appropriazione delle specie animali e vegetali da parte di
multinazionali o di Stati; chiede il riconoscimento dei saperi indigeni e
contadini. Il radicalismo di Vía Campesina va oltre. La nonviolenza attiva
è un valore centrale nella sua azione. Le tante organizzazioni che ne
fanno parte non esitano a manifestare, occupare terre, sradicare piante
transgeniche, bloccare importazioni,ma non cedono alla tentazione di
ricorrere alle armi e alle azioni di guerriglia per raggiungere gli
obiettivi che si sono prefissati. Questa scelta non è scontata, nei paesi
- e sono numerosi - dove le diseguaglianze sociali sono enormi e i governi
sono tutto fuorché democratici. Ogni anno, compagni di lotta, donne e
uomini, sono arrestati e imprigionati, altri sono uccisi dall’esercito,
dalla polizia, da pistoleros, da sicari senza scrupoli; e ogni anno altre
donne e altri uomini esconodall’anonimato, per prendere il loro posto e
continuare la lotta per la dignità. Questo impegno quotidiano e
determinato obbliga al rispetto e offre un po’ di speranza.
03 novembre 2009



postato da: critici alle ore 19:46 | link | commenti (1)
categorie: resistenza
lunedì, 23 giugno 2008

 

 

Nel seminario promosso in collaborazione con il progetto Terre Contadine - ItaliAfrica ad Addis Abeba (Etiopia) dal 21 al 23 maggio 2008, le Organizzazioni Contadine delle varie regioni Africane, dopo aver fatto una chiara valutazione della situazione dell'agricoltura africana hanno raggiunto un importante accordo per unire i loro sforzi nella consapevolezza di avere le capacità di denunciare e di affrontare i veri problemi che stanno alla base della situazione di carenza alimentare che affligge milioni di africani. Di seguito la dichiarazione finale delle organizzazioni contadine africane.

Francesco Benciolini - ARI

 

Piattaforma Panafricana delle organizzazioni contadine

 

e di produttori agricoli dell'Africa

 

  

 

DICHIARAZIONE FINALE

 

 

 

Di fronte alla situazione allarmante che colpisce le popolazioni africane, le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli dell'Africa australe (SACAU), dell'Africa centrale (PROPAC), dell'Africa dell'est (EAFF) e dell'Africa dell'ovest (ROPPA), si sono riuniti ad Addis-Ababa, in Etiopia, dal 21 al 23 maggio 2008, per mettere in comune le informazioni e scambiarsi le idee sulla situazione attuale dell'agricoltura contadina e sulle possibili soluzioni della crisi agricola e alimentare.

 

 

 

Considerando che le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno la stessa ragione d'essere, cioè la difesa e la promozione degli interessi delle aziende agricole familiari e dei produttori agricoli africani;

 

 

 

Constatando che queste aziende familiari agricole e questi produttori agricoli africani condividono lo stesso spazio agricolo, e le risorse naturali quali la terra, l'acqua, le foreste;

 

 

 

Constatando inoltre che nonostante il loro maggior peso demografico, queste aziende familiari e questi produttori agricoli subiscono ancora le conseguenze delle politiche agricole e rurali lontane dalle realtà che essi vivono e dalle preoccupazioni che essi continuano a manifestare;

 

 

 

Constatando anche che grazie alla fatica del loro lavoro mal remunerato a causa dei prezzi agricoli che sono stati sempre in calo, gli Stati hanno invece potuto raccogliere importanti ricchezze che molto spesso sono state investite al di fuori del settore rurale;

 

 

 

Constatando infine, oggi come ieri, che queste aziende familiari agricole e questi produttori agricoli sono le principali vittime dei conflitti, delle catastrofi e delle crisi come quella che viviamo ora;

 

 

 

Le reti delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli dell'Africa hanno passato in rassegna i diversi fattori che sono all'origine della crisi alimentare ed agricola in Africa.

 

 

 

In definitiva, malgrado gli sforzi tesi a favorire l'integrazione regionale, si deve constatare che la maggior parte di azioni e iniziative sono in grande ritardo. Meglio,  l'Africa continua, contrariamente agli auspici del NEPAD, ad essere rivolta più verso l'estero che verso sè stessa.

 

 

 

L'agricoltura africana ha, dunque, conosciuto una sconfitta : una sconfitta anzitutto di noi tutti africanicani, dei leaders politici, delle OP, dei partenaires e della cooperazione bi e multi laterale.

 

 

 

Le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli considerano che la situazione attuale dell'agricoltura africana è grave. Tuttavia, affermano che ciò non corrisponde ad una fatalità e che la situazione di crescita dei prezzi sia degli alimenti che dell'energia non è necessariamente un fattore sfavorevole.

 

 

 

L'opportunità per gli agricoltori africani di ottenere, oggi, una migliore remunerazione dei loro prodotti, necessita tuttavia da parte dei nostri Stati, delle nostre Comunità Economiche Regionali e dell'Unione Africana di intraprendere urgentemente un dialogo ed una concertazione fra tutti, qui in Africa e non altrove.

 

 

 

Le reti delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno inoltre constatato di aver consolidato da otre cinque anni la loro mutua conoscenza e di aver costruito una effettiva solidarietà nell'azione, soprattutto operando assieme per migliorare la fattibilità del Nuovo Partenariato Economico per lo Sviluppo dell'Africa (NEPAD) e per mettere in luce il pericolo degli Accordi di Partenariato Economico (APE) per l'avvenire dell'agricoltura africana.

 

 

 

Queste lotte hanno finito per convincerle che il progresso dell'agricoltura africana poteva essere durevole a condizione che le Organizzazioni dei Contadini e di Produttori Agricoli potessero agire a livello continentale. Le quattro reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli affermano con questa dichiarazione il loro totale impegno a prendersi in carico questa esigenza storica decidendo, qui ad Addis Aaba, di creare la «Piattaforma Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli» dell'Africa.

 

 

 

Le reti di organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno messo in atto un comitato di pilotaggio composto dai quattro presidenti delle quattro reti sotto-regionali di organizzazioni contadine e di produttori agricoli ed hanno designato  il Signor Mamadou CISSOKHO come facilitatore. Un programma di lavoro verrà elaborato per la costituzione entro un anno della Piattaforma Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli.

 

 

 

Questo nuovo strumento è, secondo noi, un forte valore aggiunto per la realizzazione dei compiti e delle attività delle nostre organizzazioni locali, nazionali e sotto-regionali. Costituisce inoltre una potente leva per favorire una ripresa dell'agricoltura africana affinché essa possa rispondere  alle funzioni proprie ad ogni agricoltura degna di questo nome.

 

 

 

Questo nuovo strumento sarà anche un mezzo adeguato per rafforzare il riconoscimento ed il ruolo delle donne, dei giovani e delle minoranze nell'agricoltura africana.

 

 

 

CONCLUSIONE

 

 

 

Convinti che non vi sono alternative alla mobiltazione delle nostre risorse umane, delle nostre risorse finanziarie per quanto siano modeste, e coscienti che il nostro continente, al contrario dell'immagine negativa della mano tesa, della sofferenza, della miseria che ci viene rimandata ogni giorno, dispone di risorse naturali, di risorse umane di qualità, di valori ancora positivi per ogni vita umana, noi ci impegneremo in seno alla Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli per salvare le nostre vite, le nostre famiglie, le nostre nazioni e l'Africa, nostro continente.

 

 

 

Hanno firmato :

 

 

 

      Nome e Cognome

     Funzione

     Rete sotto-regionale

     Firma

    

      Signora Fanny MAKINA

     Vice-Presidente

     SACAU

 

      

 

      

 

      

     

    

      Signor Philip KIRIRO

     Presidente

     EAFF

 

      

 

      

 

      

     

    

      Signora Elisabeth ATANGANA

     Presidente

     PROPAC

 

      

 

      

 

      

     

    

      Signor Ndiogou FALL

     Presidente

     ROPPA

 

      

 

      

 

      

     

    

 

 

 

Fatto ad Addis-Ababa, Ethiopia, il 23 Maggio 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

_______________________________________________

Contadinicritici mailing list

Contadinicritici@inventati.org

https://www.autistici.org/mailman/listinfo/contadinicritici

 

___________________________________________________

Allegato:

 

postato da: critici alle ore 17:36 | link | commenti
categorie: resistenza
lunedì, 02 giugno 2008

CPE           

Coordination Paysanne Européenne

European Farmers Coordination     

Coordinadora Campesina Europea  www.cpefarmers.org               

 

                          www.coag.org


 

Members of Via Campesina

 

 

 

COMUNICATO STAMPA                                                              Bruxelles, 20 maggio 2008

 

 « Bilancio di salute » della PAC 2003 :

  

Posizione CPE-COAG

di fronte alle proposte della Commissione Europea

 

 

La realizzazione del « bilancio di salute »  non è solo in vista dell’adattamento della PAC dopo la sua riforma del 2003. Si tratta anche di adattare la PAC ad un contesto agricolo e alimentare europeo ed internazionale modificato e di orientare la PAC in una buona direzione per il dopo 2013.

Ora la Commissione Europea, con le sue proposte pubblicate in questo 20 maggio, non fa il bilancio della PAC 2003, non tiene conto del contesto della crisi dei prezzi alimentari[1], e non si rende conto che la deregolazione dei mercati attuata in Europa e nel mondo da 20 anni ha fallito nella realizzazione della sicurezza alimentare, e nella legittimazione di una politica agricola europea che non ha quasi più niente di « comune ». La Commissione continua a favorire la grande distribuzione, l’industria  agro-alimentare, e le grandi aziende agricole.

Essa rinuncia, sotto la pressione di queste grandi aziende, a mettere un limite ai pagamenti diretti più elevati, come se queste somme non venissero dai contribuenti !!!

Più che mai, contadini e consumatori, abbiamo bisogno di una politica agricola, e di una politica europea comune. Non è per il fatto che alcuni prezzi agricoli sono cresciuti recentemente che non c’è più bisogno di regolazione dei mercati agricoli, al contrario (aggiungiamo che il prezzo del frumento si è abbassato del 40% da febbraio ed  il prezzo del latte è ripartito verso il basso).

Noi chiediamo quindi al Consiglio europeo dell’Agricoltura una decisione per modificare la proposta della Commissione nel senso di

-         una indispensabile regolazione dei mercati,

-         una PAC più legittima sul piano sociale, internazionale, ambientalentale,

-         una PAC più giusta e più solidale

 

Ecco la posizione dei contadini europei di fronte alle proposte della Commissione[2] :

 

La regolazione dei mercati agricoli è un dovere

La crisi mondiale dei prezzi alimentari, e la grande variabilità dei prezzi agricoli, nuova occasione per gli speculatori, mostrano che il mercato senza regole vantato dalla Commissione e dall’OMC è incapace di garantire la sicurezza alimentare.

            Dopo aver fatto di tutto per abbassare i prezzi agricoli al di sotto dei costi di produzione[3], rovinando l’agricoltura contadina qui e al Sud, dopo aver scompaginato una dopo l’altra le produzioni, ci si vuol far credere che non c’è più bisogno di regolazione poiché i prezzi sono alti; di fatto la Commissione e l’agro-industria vogliono far abbassare i prezzi aumentando la produzione … come ben si vede nel caso del latte e dei cereali.

            Gli Stati Membri devono anzitutto essere preoccupati della sicurezza alimentare dei loro cittadini :  l’UE deve forse essere fiera di essere il primo importatore ed il primo esportatore di prodotti agricoli ? Sarebbe rendersi molto vulnerabile ai rischi del mercato mondiale. Piuttosto che lasciare l’UE dipendente al 75% per le proteine vegetali che essa importa massicciamente per ri-esportare poi i prodotti animali, sarebbe più responsabile per la nostra sicurezza alimentare, per l’ambiente, per l’energia, produrle in UE; e, nel contempo, si risolverebbe la questione della soia OGM importata della quale non vogliono saperne  né i consumatori, né la grande maggioranza degli agricoltori.

            La regolazione dei mercati, Signora Fischer Boel, non è il passato. Lei si accorgerà che è necessaria. Non perdiamo tempo prezioso a darci la zappa sui piedi nella logica degli ultimi 20 anni quando si pensava che il mercato fosse capace di regolare tutto ! Quello, è il periodo che appartiene al passato.

            Allora, discutiamo sui migliori possibili strumenti tenendo conto degli errori o dei successi del passato. Un minimo di stocks è necessario per i prodotti di base non deperibili. Ma non lasciamo l’alimentazione nelle mani degli speculatori !

            La questione non è « chi nutrirà il mondo ? »[4], ma « come il mondo si nutrirà ?». E per ora, non c’è un problema mondiale di produzione ma di accesso alla produzione (Africa, …) e di accesso dei più poveri all’alimentazione. Non si tratta di un problema tecnico da risolvere con una ennesima rivoluzione verde o con gli OGM, ma di un problema di politiche agricole, alimentari e commerciali.

 

·                          Se la soppressione del riposo delle terre obbligatorio sembra essere una buona decisione, non è perché così si sopprime la regolazione ma perché questo è uno strumento del tutto inadatto per l’Europa dove il fattore determinante è il rendimento, non la superficie, contrariamente agli USA. Piuttosto bisogna rendere attraente un riposo a lungo termine nelle zone ad alto valore di biodiversità.

·                          Sarebbe un errore decidere un aumento  dell’1% delle attuali quote latte. Si stanno già abbassando i prezzi per i produttori. Il Consiglio deve tornare sulla sua decisione del 2003 e mantenere il controllo della produzionhe del latte oltre il 2015 migliorandone il suo funzionamento e la sua ripartizione. La proposta della Commissione provocherebbe una accelerazione nella concentrazione della produzione del latte nelle aziende più grandi, più estensive, più dipendenti in protene vegetali e nelle regioni con i costi di produzione più bassi.

·                          Il disaccoppiamento dei pagamenti diretti dalla produzione è assurdo quando serve a remunerare la produzione al posto dei prezzi se questi sono troppo bassi. Quando i prezzi sono più alti, i pagamenti non sono giustificati ma il disaccoppiamento li mantiene. Il disaccoppiamento è un intoppo della scatola verde truccata dell’OMC ed è molto difficile legittimarlo nei confronti del contribuente e quindi risulta un facile preagio di abbandono a breve termine dei pagamenti diretti. E’, in più, un fattore importante di abbandono della produzione e noi attendiamo dalla Commission un bilancio documentato con cifre della sua applicazione in termini di strutture di produzione, ad esempio nel caso della produzione del latte. Noi chiediamo al Consiglio di riaccoppiare i pagamenti diretti.

·                          La « gestione dei rischi » climatici e sanitari sotto forma di sistemi di assicurazione volontaria sarebbe un grave errore rovinoso che favorirebbe solo le grandi imprese agricole e consegnerebbe ulteriormente gli agricoltori alle banche/assicurazioi.

 

 

 

 

 

 

 

I pagamenti diretti devono essere giusti e legittimi

 

·                          La rinuncia della Commissione a diminuire direttamente gli importi elevati dei pagamenti diretti : la proposta fatta in novembredi una diminuzione troppo leggera per le grandi aziende, mostra che certi Stati membri sono poco preoccupati per la legittimità sociale dei pagamenti diretti. E’ scandaloso proporre di sopprimere i pagamenti più bassi e continuare ad attribuire centinaia di migliaia di euro a grandi aziende che, in più, hanno beneficiato del buon prezzo dei cereali. I contadini più piccoli, in particolare in Romania, Polonia, Italia sarebbero esclusi per l’aumento proposto ad 1 ha  della superficie minima. Ricordiamo che 15% delle aziende ricevono l’85% dei pagamenti diretti e che 82% delle aziende ricevono meno di 5.000 € e 46%  meno di 500 €. Chiediamo al Consiglio di instaurare una regola di attribuzione per attivo, legittima per il contribuente. Proponiamo l’instaurazione di un forfait minimo di pagamento per le aziende molto piccole..

·                          Verso un livello più uniforme del sostegno: la referenza storica è ingiusta e il pagamento unico per ha, che equivale a un disaccoppiamento totale, non elimina le disparità storiche regionali. In effetti non esiste strumento perfetto se il pagamento è fisso, senza tener conto del prezzo e se esso rappresenta una parte importante del reddito agricolo (carne bovina, carne ovina). I contadini hanno bisogno di prezzi giusti e stabili, dunque di una regolazione di mercati.

·                          L’articolo 69 può essere uno strumento interessante a disposizione degli Stati Membri per ridistribuire i pagamenti. Non deve essere utilizzato per regimi di assicurazione dei raccolti. Gli Stati Membri devono poter prelevare più del 10% dei pagamenti destinati a grandi aziende per sostenere certe produzioni e regioni sfavoriti da condizioni naturali o dalla PAC.

·                          Trasferimenti verso il 2° pilastro (sviluppo rurale) : Se la poliica di sviluppo rurale è indispensabile, se siamo a favore di un trasferimento moderato di fondi provenienti dal 1° pilastro, non si tratti però di sopprimere la politica dei mercati e di rinazionalizzare la PAC. I fondi del secondo pilastro non devono servire, come avviene in certi paesi e regioni, ad intensificare/ristrutturare la produzione, ma piuttosto a obiettivi di impiego agricolo e rurale, di ambiente e di sviluppo rurale.

 

Noi lanciamo un appello ai Ministri perché riconsiderino queste proposte, inadatte ai bisogni delle popolazioni europee e mondiali e perché riorientino la PAC per servire prioritariamente queste popolazioni, in nome della sovraità alimentare.

 



[1] Vedi nostro comunicato comune del 7 maggio 2008

[2] Vedi anche la nostra posizione del 26 novembre 2007

[3] Addebitandone il costo ai contribuenti sotto forma di pagamenti diretti

[4] Titolo di un colloquio del 3 luglio al PE della Presidenza francese

postato da: critici alle ore 12:56 | link | commenti
categorie: resistenza
lunedì, 19 maggio 2008

Noi, movimenti contadini attivi in tutta Italia, ci uniamo ai movimenti contadini europei che  nella  settimana 12-18 maggio 2008 lottano perché nel nostro continente e nel mondo possa continuare ad esistere un’agricoltura basata sul lavoro e  rispettosa delle donne e degli uomini che la praticano, dei consumatori, degli animali, dell’ambiente e dei territori.

 

In particolare riteniamo prioritari  tre temi di forte attualità quando si riflette sull’attuale Politica Agricola Comunitaria, sulla sua possibile riforma o sulla sua eventuale cancellazione:

 

- Le scelte di politica agricola devono regolare il mercato, non essere sottoposte ad esso; per questo è necessario che si stabilisca un governo delle produzioni per evitare eccedenze o penurie e per fare in modo che i prezzi dei prodotti agricoli diano la possibilità di vita dignitosa a chi li produce, garantiscano un accesso ad alimenti sicuri e di qualità per i consumatori europei e siano strappati alla speculazione della finanza e di pochi monopoli

In particolare, siamo contrari all’abolizione delle “quote latte” e chiediamo una regolazione delle stesse più equa in modo che gli allevamenti siano ripartiti  in modo equilibrato in tutti i territori dell’UE e che la produzione sia  in rapporto stretto  con i consumi locali, regionali, nazionali; siamo inoltre contrari alla commercializzazione delle quote e del diritto a produrre, che deve  essere gestito tenendo conto dell’interesse dell’intera società .

 


- La PAC attuale, tutta subalterna alle esigenze dettate  dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, contribuisce alla sparizione dei contadini europei, la PAC però non va eliminata ma profondamente cambiata: gli interventi comunitari vanno gestiti per

·        promuovere l’agricoltura in ogni territorio, a sua valorizzazione e protezione

·        aumentare il numero di contadini e salvaguardare il loro diritto ad una vita dignitosa attraverso la vendita dei prodotti a  prezzi di mercato che garantiscano la maggior parte del reddito: per questo è indispensabile mettere in opera regolazioni del mercato e la preferenza comunitaria - legittima solo se, in parallelo, l’UE cessa ogni sovvenzione diretta o indiretta all’esportazione

·        favorire la trasformazione di prodotti in unità locali decentrate e vicine ai mercati  ed al consumatore

·        promuovere i rapporti diretti produttori-consumatori.

 

- Gli attuali  contributi alle aziende agricole distribuiti come “pagamenti diretti”, non devono essere commisurati agli ettari o calcolati su base storica ma essere:

·         rapportati al numero di attivi e con la fissazione di un tetto massimo

·        condizionati ad un effettivo rispetto degli animali, dell’ambiente, delle risorse naturali

·        riservati alle aziende agricole che operano nei territori più svantaggiati.         

 

Chiediamo al nuovo governo un impegno fermo a contrastare qualunque ipotesi di smantellamento della PAC e ad una revisione profonda che rimuova da subito i meccanismi che favoriscono l'ingiusta distribuzione dei sostegni che punisce l'agricoltura contadina e di qualità ed avvantaggia solo un’agricoltura insostenibile per il nostro paese e per le tasche dei contribuenti.

 

ADERISCONO :

 Associazione La Fierucola di Firenze; ASCI – Associazione di solidarietà con la campagna italiana; A.R.I. – Associazione Rurale Italiana; Rete-mercati-bio

postato da: critici alle ore 20:48 | link | commenti
categorie: resistenza
martedì, 27 marzo 2007

Mercati contadini

In data 24 febbraio 2007 si è verificata un’ispezione, da parte di alcuni funzionari della locale ASL, presso il Mercato che si svolge, da ormai quattro anni, ogni mese in piazza della Berlina, a Pisa, e dove sono intervengono diversi contadini ad esitare le proprie produzioni agricole ai cittadini.
In tale occasione è stato elevato un unico e generico verbale onnicomprensivo, in cui, per un verso, si censurano talune modalità di vendita, ritenute unilateralmente e senza significativa prova alcuna "inadeguate" a salvaguardare la salute pubblica e, per un altro, si impartiscono prescrizioni talmente fuori dalla realtà (quando non addirittura risibili, come la richiesta di una cappa aspirante(!) da dislocarsi in mezzo alla piazza!) da non poter significare altro che una precisa volontà di boicottaggio nei confronti di un’iniziativa autonoma e lodevole, condotta da persone che hanno dedicato alla terra la propria vita, che hanno rifiutato l’utilizzo di sostanze tossiche (su cui, con troppa disinvoltura, le stesse autorità sanitarie facilmente sorvolano, posto il macroscopico giro di interessi dell’industria agrofarmaceutica inquinatrice) e che vanno ricostruendo, piuttosto, il rapporto perduto di conoscenza diretta e fiducia fra consumatore, cibo e produttore (leggi: filiera corta, trasparenza, tracciabilità, responsabilità personale, riduzione dei trasporti, genuinità, tradizione, tipicità e tante altre belle parole attualmente molto in voga in
politica; parole, appunto).

L'Associazione Agricoltori Critici denuncia queste dinamiche di attacco alla libertà e alla sopravvivenza dei contadini. L'Associazione ritiene indispensabile organizzare tutte le realtà agricole e contadine per giungere alla istituzione dei "Mercati Contadini" nelle piazze di tutte le città italiane. Tali mercati debbono essere autogestiti e regolamentati dai contadini stessi, secondo i criteri che da sempre nella tradizione contadina stanno alla base di un rapporto diretto con i consumatori e di una produzione di alimenti sani, genuini e buoni. 

postato da: critici alle ore 10:38 | link | commenti
categorie: resistenza, mercati contadini
giovedì, 22 marzo 2007

Verona, CSOA La Chimica. 30 marzo - 1 aprile.

Terre Ribelli/Critical Wine

Programma:

VENERDI 30 MARZO

18.00 Aperitivo del lustro; degustazioni enopsichedeliche

20.00 Fornelli Ribelli
21.30 concerto: DIE by LAW (stoner core, Vr), East Rodeo (progressive rock, Pd)

SABATO 31 MARZO

Mercato autogestito t/Terra (verdure, frutta, salumi, artigianato)
Apertura stand degustazioni libere e guidate*

12.30 Fornelli Ribelli

16.00 Dibattito> Aree urbano agricolo relazionali: da non-luoghi a spazi psichicamente vivibili

17.30 La compagnia della pietra che canta (Cantastorie, Puglia)

19.00 Aperitivi Tellurici:  a cura del presidio permanente NO DAL MOLIN (Vicenza) Abbatti Dal Molin coltiva Molinara

20.00  Fornelli Ribelli

a seguire dj lounge

DOMENICA 1 APRILE

Mercato autogestito t/Terra (verdure, frutta, salumi, artigianato)
Apertura stand degustazioni libere e guidate*

enoperformances bandistiche

12.30 Fornelli Ribelli

15 Workshop/Dibattito: Vogliamo un’ agricoltura contadina!

Contro le proposte dell’Unione Europea su O.C.M. Vino e PAC
a cura di Connettivo terra TERRA, Associazione Agricoltori Critici

17  Workshop/Dibattito:  Relazioni e racconti delle lotte popolari
a cura di Patto Nazionale di Solidarietà e Mutuo Soccorso

18.30  Anarcoenojazz: letture da un Anarchenologo

19.30 Aperitivi Tellurici: a cura di coordinamenti popolari NOTAV (val di Susa, Torino)

20  Fornelli Ribelli:  sgombro contro lo sgombero - a cura di associazione Collamente (Vr)

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categorie: resistenza, mercati contadini
giovedì, 15 marzo 2007

Slogan per manifestazione di sabato

CETRIOLO CONTRO. Un tempo il cetriolo finiva sempre in culo all'ortolano! Ma ora c'è l'Associazione Agricoltori Critici ed il cetriolo inverte la rotta....

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categorie: resistenza, associazione
mercoledì, 07 marzo 2007

L’Associazione degli Agricoltori Critici.

Ogni realtà contadina vive oggi sulla sua pelle le contraddizioni di legislazioni fatte su misura per l'agro-industria: tutta la legislazione di questi ultimi anni, per quanto concerne gli aspetti sanitari, le certificazioni, i sussidi pubblici, le complicazioni burocratiche ed amministrative, è stata pensata contro l’agricoltura contadina. Per quanto riguarda specificatamente il mondo del vino, ad esempio, la creazione dei Consorzi di tutela con compiti di controllo erga omnes (decreti attuativi della legge 164 del 1992) è l’ultimo esempio di questa politica perversa e corporativa. Consorzi di Tutela divenuti strumenti di coercizione in mano alle lobby dell’industria vinicola.

Vi sono quindi una serie di rivendicazioni che vengono oggi dal mondo contadino che coinvolgono il sistema dei prezzi e della distribuzione commerciale ma che si caricano di valenze sociali e culturali molto più vaste e che devono in qualche modo farsi resistenza.

Noi produttori del gruppo Terra e libertà/Critical wine pensiamo sia giunto il momento di organizzarci per sviluppare tutte le possibili forme di resistenza alla omologazione del gusto e delle colture, alla industrializzazione delle campagne e dell’ambiente. Vogliamo quindi rilanciare il progetto TL/CW  partendo dalla costituzione della Associazione degli Agricoltori Critici. Vogliamo ribadire la centralità della Terra/terra nelle lotte del presente e del futuro.

Condividiamo  l’affermazione secondo cui il protagonismo contadino, diretto, fatto di donne e uomini in carne ed ossa, radicato tra cielo e terra, sia oggi il valore più "alternativo" e "radicale".

“La terra…la terra…la terra…all’infinito la terra”. Non tutti hanno appreso fino in fondo l’insegnamento intrinseco a questa frase di Luigi Veronelli.

I vitivinicoltori che hanno finora dato vita al progetto TL/CW sono stati solamente un’avanguardia politica consapevole del proprio ruolo, resa possibile dalla loro condizione privilegiata, mediamente favorita rispetto alla maggior parte degli altri coltivatori della terra; si sono prestati a fungere da apripista. Ora è necessario coinvolgere tutti i coltivatori della terra e portarli con i loro prodotti e le loro storie, esistenze e resistenze, positività e contraddizioni, in piazza, nel centro della metropoli, nei Mercati Contadini che vogliamo realizzare. Mercati Contadini autonomi ed autogestiti, ove non vi sono spazi fissi assegnati, ma dove ad ognuno è consentito anche saltuariamente o stagionalmente proporre le proprie produzioni.

postato da: critici alle ore 15:37 | link | commenti
categorie: resistenza, associazione, mercati contadini