Associazione Agricoltori Critici

Dalla terra per la Terra.

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Utente: critici
Nome: Associazione Contadini Critici
terra e libertà /critical wine è un progetto autogestito, senza scopo di lucro, senza alcuna sponsorizzazione da parte di enti, istituzioni o aziende, che vuole creare un dibattito sui temi della t/Terra, dell’ambiente, per un futuro condiviso di libertà, gioia, creatività, intelligenza

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mercoledì, 09 luglio 2008

COORDINAMENTO EUROPEO VIA CAMPESINA

 

Rue de la Sablonnière 18, 1000 Brussels, tel : +32 22173112, fax : +32 22184509

Rue d’Arlon 51B/15, 1040 Brussels, tel : +32 22800832, fax : +32 22802160

 

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles 1 luglio 2008

 

Creazione del Coordinamento Europeo Via Campesina

 

Una nuova organizzazione per cambiare la politica agricola europea

dal bilancio di salute

 

 

            Il processo di raggruppamento iniziato dal Coordinament Contadino europeo (CPE) e la COAG è culminato il 27 giugno con la presentazione pubblica del Coordinamento Europeo Via Campesina alla presenza di Josep Puxeu, segretario di Stato Spagnolo per il settore rurale e l’acqua.

            Il Coordinamento Europeo Via Campesina raggruppa le organizzazioni riunite prima nella CPE e numerose organizzazioni contadine e di lavoratori agricoli di Danimarca, Svizzera, Italia, Paesi bassi, Spagna, Grecia, Malta, Turchia.

            L’obiettivo principale di questa organizzazione è la lotta per altre politiche agricole ed alimentari più legittime, più giuste, più solidali e più sostenibili che sono necessarie in Europa per rispondere alle sfide di sicurezza alimentare, di salute pubblica, di impiego nel mondo rurale e per affrontare la crisi dei prezzi alimentari globali ed il riscaldamento climatico.

            In Europa, ogni giorno più di mille aziende agricole spariscono mancando una vera volontà politica di far vivere l’agricoltura contadina e familiare.

            Noi esigiamo lo sviluppo di un’agricoltura contadina diversa e legata ai territori ed il raggiungimento della sovranità alimentare.

 

Troverete qui sotto una presentazione dei valori, e delle priorità del Coordinamento Europeo Via Campesina, l’elenco delle organizzazioni che ne fanno parte ed il suo Comitato di gestione.

 

Nel 2008 il Coordinamento Europeo Via Campesina participerà attivamente al Foro Sociale Europeo a Malmö in Svezia (17-21 sett.), alla mobilitazione ed al forum di Annecy in Francia in occasione della riunione informale del Consiglio Agicolo (20-23 sett) ed alla quinta conferenza di Vía Campesina (17-23 ott). Essa si impegnerà attivamente dal 2008 nel dibattito sulla PAC dopo il 2013.

 

PIATTAFORMA COMUNE

7

Noi, organizzazioni membre di Coordintion Paysanne Européenne, COAG, e SOC, membri di Via Campesina, desideriamo rinforzare il movimento contadino europeo per far cambiare la politica agricola europea. Noi difendiamo il diritto alla sovranità alimentare necessaria a questo cambiamento. La piattaforma comune sottoriportata afferma i nostri valori e le nostre priorià. Invitiamo le organizzazioni contadine e rurali che la condividono ad unirsi a noi per far cambiare la politica agricola europea dal 2008.

 

Quali sono i nostri valori ?

-         la solidarietà al posto della concorrenza,

-         la giustizia sociale,

-         l’uguaglianza di diritti fra uomini e donne,

-         l’utilizzazione durevole delle risorse naturali,

-         la salute dei produttori e dei consumatori,

-         la diversità regionale dei prodotti e delle agri-culture.

 

Perché vogliamo cambiare le politiche agricole attuali in Europa?

            La PAC attuale, risultato di una cattiva PAC prima del 1992, riformata male nel 1992, 1999, 2003 in funzione di criteri dell’OMC, fa sparire i contadini europei. Essa non è legittima sul piano internazionale (dumping) né sul piano sociale (disuguaglianze) e rovina l’ambiente, la salute e la qualià dei prodotti. Essa fa dei contadini degli assistiti, senza riconoscimento economico e sociale. I contadini dell’Europa Centrale integrati all’UE sono stati discriminati finanziariamente. I paesi europei fuori dell’UE che hanno firmato l’accordo dell’OMC seguono poltiche parallele alla PAC.

 

Le nostre priorità per una politica agicola legittima, durevole e solidale

-         Abbiamo bisogno di una politica pubblica, di una politica agricola europea definita dagli europei e non dall’OMC. Sì ad un cambiamento di PAC, no alla sua soppressione.

-         L’impiego agricolo e rurale deve essere una priorità: no alla soppressione di contadini/e.

-         I diritti delle contadine devono essere riconosciuti.

-         L’accesso alla terra, all’acqua, alle sementi, al credito deve diventare un diritto. Ciò include il diritto dei/delle contadini/e ad utilizzare le loro sementi e a migliorare le loro varietà vegetali.

-         Occorre favorire l’insediamento di giovani contadini/e.

-         I/le contadini/e devono vivere anzitutto con la vendita dei loro prodotti. Affinché i prezzi agricoli riflettano il valore reale dei prodotti, le due condizioni seguenti sono necessarie:

·        La produzione deve essere governata per evitare eccedenze o penurie

·        Ogni forma di dumping all’esportazione (vendita al di sotto dei costi di produzione) deve esere proibita e, parimenti, l’UE e gli altri paesi hanno il diritto di proteggersi da importazioni a prezzi troppo bassi.

-         Per mantenere un mondo rurale vivo in ogni regione,

·        l’agricoltura contadina deve mantenersi e svilupparsi: un sostegno europeo è necessario, in particolare per le piccole aziende e le regioni sfavorite.

·        Il processo di concentrazione della produzione agricola deve essere interrotto e la produzione agricola meglio ripartita fra le regioni e le aziende.

·        I servizi pubblici devono essere mantenuti e migliorati su tutto il territorio.

-         I modelli di prouzione che rovinano l’ambiente, consumano troppa energia, degradano la qualità e la sicurezza dei prodotti devono essere cambiati.

-         L’utilizzazione delle terre agricole deve essere consacrata prioritariament alla produzione alimentare.

-         La biodiversità deve essere salvaguardata: OGM e brevettazione del vivente devono essere proibiti.

-         La politica di sviluppo rurale non deve sostituire la PAC, non deve correggere i difetti della PAC, ma essere complementare ad essa sviluppando in priorità l’impiego.

-         Le filiere corte di commercializzazione devono essere favorite nei confronti dei trasporti a lunga distanza ed ai mercati internazionali.

-         I lavoratori agricoli immigranti devono essere trattati senza discriminazioni e godere degli stessi diritti dei loro omologhi europei.

-         Abbiamo bisogno di regole di commercio internazionale senza dumping, basate sul diritto di sovranità alimentare, sui diritti umani e sul diritto internazionale del lavoro.

 

 

Comitato di Coordinamento :

Joop de Koeijer (Pays-Bas): +31 111 69 15 81

Lidia Senra (Espagne): +34609845861

Marit Jordal (Norvège): +47 24148950

Pierre André Tombez (Suisse): +41 216017467

Rafael Hernández (Espagne): +34616436556

René Louail (France): +33 672848792

Javier Sánchez (CCI de Via Campesina) (Espagne): +34 609359380

Josie Riffaud (CCI de Via Campesina) (France): +33 61310

 

Organizzazioni Membre :

Germania

Arbeitgemeinschaft Bäuerliche Landwirtschaft (ABL)

Austria

Österreichische Bergbauernvereinigung (ÖBV)

Belgio

Fédération unie des groupements des éleveurs et agriculteurs (FUGEA)

Mouvement Action Paysanne (MAP)

Vlaams Agrarisch Centrum (VAC)

Danimarca

Frie Boender

Spagna

Coordinadora de Organizaciones de Agricultores y Ganaderos (COAG)

Euskal Herriko Nezakarien Elkartasuna (Union de Ganaderos y Agricultores Vascos (EHNE/UGAV) - Pais Vasco

Sindicato Labrego Galego (SLG) - Galicia

Sindicatos de Obreros del Campo (SOC)

Europa

Mouvement International de Jeunesse Africole Catholique (MIJARC‑Europe)

Francia

Confédération nationale des syndicats des exploitants familiaux (MODEF)

Confédération Paysanne

Grecia

NEAK

Italia

Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB)

Associazione Rurale Italiana (ARI)

Malta

Assocjazzioni tal-Bdiewa (ATB)

Norvegia

Norske bonde – og Smabrukarlag (Norwegian Farmers’ and Smallholders’ Union) (NBS) - Norge

Paesi Bassi

Nederlandse Akkerbouw Vakbond (NAV)

Portogallo

Confederacoa National da Agricultura (CNA)

Svezia

Nordbruk

Svizzera

L’Autre Syndicat

Uniterre

Turchia

Confederation of Farmers’ Unions (ÇIFÇTI-SEN)

 

 

postato da: critici alle ore 17:26 | link | commenti
categorie: associazione
mercoledì, 02 luglio 2008

Dalla terra per la Terra.

 

Carta di intenti della Associazione Agricoltori Critici

Offida, 4 marzo 2007

 

 

Introduzione.

 

L’agricoltura contadina, nonostante la retorica dei "prodotti tipici", è oggi fortemente attaccata da ogni parte e paga una profonda subalternità nei confronti della società urbanizzata.

In primo luogo, infatti, vi è un esproprio di valore che la distribuzione commerciale compie quotidianamente nei confronti del lavoro agricolo, grazie a consumatori oramai sempre più addomesticati dai messaggi del marketing.

In secondo luogo vi è il tentativo dell’agro-industria di modificare i prodotti stessi della terra, attraverso l’omologazione del gusto, la selezione e modificazione delle sementi e delle specie, la rottura del legame col territorio attraverso la negazione dell’origine e la preferenza per il concetto di "ultima trasformazione sostanziale".

Infine, come ultimo atto di questo accerchiamento, l’industria e lo Stato approfittano della dissoluzione delle comunità agricole per sferrare l’attacco al territorio in termini di sfruttamento dei suoli e devastazione ambientale a fini urbanistici, industriali e speculativi.

In Europa ogni tre minuti scompare un’azienda agricola, circa 600 ogni giorno, 250.000 ogni anno. Nel nostro Paese, i dati dell’ultimo censimento ISTAT, mostrano come siano in diminuzione il numero totale delle aziende a vantaggio delle dimensioni delle aziende superstiti. Si va sempre di più verso un’agricoltura industrializzata, con pochi addetti occupati e un enorme uso di mezzi tecnici, macchinari, energia; quindi enormemente più inquinante e dissipatrice di energia della tradizionale azienda contadina e familiare.

L’agricoltura industriale non produce per nutrire le popolazioni, ma per alimentare l’industria ed il commercio connesso. Il maggior profitto dell’industria agroalimentare avviene nel processo di trasformazione, confezionamento e commercializzazione del prodotto. Negli ultimi dieci anni nella composizione finale dei prezzi dei prodotti alimentari, la quota spettante all’agricoltura è passata dal 44% al 25%, mentre il margine della distribuzione e ristorazione è salito dal 35 al 51%. La percentuale rimanente è assorbita dalla trasformazione. Per ogni euro di spesa in consumi alimentari, più della metà è assorbito dalla distribuzione finale. 

In futuro un nuovo grande business sarà costituito dalle "colture energetiche" (oli per biodiesel, etanolo, ecc.) su cui le multinazionali stanno investendo con forza. Si tratta di colture fortemente impattanti a livello ambientale e che rischiano di sostituire le colture tradizionali, incentivando ulteriormente la dissoluzione della agricoltura contadina.

In questo contesto si collocano le politiche di stampo corporativo e neo-liberista sviluppate dall’Unione Europea in questi ultimi anni. La legislazione europea in fatto di PAC, leggi igienico-sanitarie, certificazioni, marchi e disciplinari di qualità, ha rafforzato le dinamiche di dissoluzione dell’organizzazione sociale contadina a vantaggio delle grandi industrie agro-alimentari (ricordiamo che l’80% dei sussidi comunitari è andato al solo 20% delle aziende più grandi), con il benestare di tutte le associazioni di categoria cui è interessato semplicemente che arrivassero finanziamenti da gestire, indipendentemente da ogni ragionamento sull’agricoltura di tipo sociale, culturale, ambientale.

Il risultato di queste dinamiche è oggi sotto gli occhi di tutti: i casi della mucca pazza e di Parmalat dimostrano che non sappiamo cosa mangiamo e che cosa ci sia dietro i bilanci delle grandi aziende; l’omologazione dei gusti imposta dal grande commercio porta all’omologazione dei modi di produrre e delle varietà utilizzate; l’industrializzazione delle campagne ha creato un legame perverso con l’industria chimica producendo una incredibile perdita di fertilità dei suoli, oltre all’inquinamento dei terreni e delle acque;  i prodotti “tipici”, intesi non più come prodotti locali, artigiani ed irriproducibili in serie ma come prodotti fissati in disciplinari gestiti e controllati dalle grandi aziende, rappresentano l’esproprio dell’idea di agricoltura contadina, e servono all’agro-industria per occupare anche le piccole nicchie di mercato.

 

L’Associazione degli Agricoltori Critici.

 

Ogni realtà contadina vive oggi sulla sua pelle le contraddizioni di legislazioni fatte su misura per l'agro-industria: tutta la legislazione di questi ultimi anni, per quanto concerne gli aspetti sanitari, le certificazioni, i sussidi pubblici, le complicazioni burocratiche ed amministrative, è stata pensata contro l’agricoltura contadina. Per quanto riguarda specificatamente il mondo del vino, ad esempio, la creazione dei Consorzi di tutela con compiti di controllo erga omnes (decreti attuativi della legge 164 del 1992) è l’ultimo esempio di questa politica perversa e corporativa. Consorzi di Tutela divenuti strumenti di coercizione in mano alle lobby dell’industria vinicola.

Vi sono quindi una serie di rivendicazioni che vengono oggi dal mondo contadino che coinvolgono il sistema dei prezzi e della distribuzione commerciale ma che si caricano di valenze sociali e culturali molto più vaste e che devono in qualche modo farsi resistenza.

Noi produttori del gruppo Terra e libertà/Critical wine pensiamo sia giunto il momento di organizzarci per sviluppare tutte le possibili forme di resistenza alla omologazione del gusto e delle colture, alla industrializzazione delle campagne e dell’ambiente. Vogliamo quindi rilanciare il progetto TL/CW  partendo dalla costituzione della Associazione degli Agricoltori Critici. Vogliamo ribadire la centralità della Terra/terra nelle lotte del presente e del futuro.

Condividiamo  l’affermazione secondo cui il protagonismo contadino, diretto, fatto di donne e uomini in carne ed ossa, radicato tra cielo e terra, sia oggi il valore più "alternativo" e "radicale".

“La terra…la terra…la terra…all’infinito la terra”. Non tutti hanno appreso fino in fondo l’insegnamento intrinseco a questa frase di Luigi Veronelli.

I vitivinicoltori che hanno finora dato vita al progetto TL/CW sono stati solamente un’avanguardia politica consapevole del proprio ruolo, resa possibile dalla loro condizione privilegiata, mediamente favorita rispetto alla maggior parte degli altri coltivatori della terra; si sono prestati a fungere da apripista. Ora è necessario coinvolgere tutti i coltivatori della terra e portarli con i loro prodotti e le loro storie, esistenze e resistenze, positività e contraddizioni, in piazza, nel centro della metropoli, nei Mercati Contadini che vogliamo realizzare. Mercati Contadini autonomi ed autogestiti, ove non vi sono spazi fissi assegnati, ma dove ad ognuno è consentito anche saltuariamente o stagionalmente proporre le proprie produzioni.

 

Principi e idealità condivise dal gruppo.

 

1)      Il territorio e l’origine.  Pensiamo che i prodotti agro-alimentari non siano merci come le altre. Sono prodotti che non provengono solo dalla classica dialettica capitale/lavoro ma che vedono la luce sulla e nella t/Terra. Per questo non possiamo accettare la logica delle certificazioni di qualità applicate ai prodotti industriali ma, viceversa, invochiamo il principio dell’origine, cioè del legame assoluto col territorio. Questo è il solo principio valido nell’identificare un prodotto agricolo poiché ne valorizza il territorio e le genti che vi abitano e che hanno contribuito alla evoluzione di una determinata qualità/specie. Se i territori e le varietà autoctone sono beni comuni è giusto che ricevano tutela solo dalle collettività locali di riferimento. Tale legame col territorio, però, non deve assolutamente essere interpretato come una difesa di localismi politici e identitari frutto dell’attaccamento conservatore alle radici, ma al contrario come un percorso per costruire una agricoltura cosmopolita, una contadinità planetaria che leghi insieme le produzioni e le culture di tutto il mondo nella diversità dell’origine.

2)      La terra e la sua difesa. Vogliamo un nuovo rapporto con la terra. Quella stessa terra che un tempo era fonte di stenti e povertà, oggi può proporre una nuova visione dell’ambiente e dei rapporti sociali. Gli agricoltori devono porsi come difensori, e non sfruttatori, dei territori e delle terre. In questo senso l’agricoltura riveste un ruolo fondamentale come presidio ambientale.  Dobbiamo pensare di avere "in prestito" una t/Terra da consegnare ai nostri figli in condizioni migliori di quelle che abbiamo trovato. In questo contesto, e non come semplice marchio commerciale, si colloca la nostra visione di agricoltura organica, biologica o bio-dinamica.  Questa idea di agricoltura come presidio del territorio ci porta, conseguentemente, a sostenere tutte le forme di lotta delle comunità locali contro le grandi devastazioni ambientali.  Ed è ancora per questo motivo che occorre fare molta attenzione nella promozione delle filiere agro-energetiche. Tali colture vanno promosse solo su piccola scala, poiché se vogliamo che siano realmente a beneficio degli agricoltori e dell'ambiente debbono incentrarsi sull'autoproduzione e sulla cooperazione tra agricoltori...

3)      Le relazioni sociali e produttive. Condividiamo un’idea etica e solidale di economia. Un’idea che pone al centro l’uomo e la natura e per cui l’economia sia un mezzo e non il fine. Siamo convinti che il progresso si misuri secondo variabili che sono anche culturali e sociali; che un vino - ad esempio - non sia solo una merce con un determinato prezzo ma il risultato di una storia complessa, che vede il dispiegarsi continuo dei rapporti fra vignaioli, territori, stagioni, comunità locali. Pensiamo, quindi, che vadano sviluppate tutte le forme possibili di economia e di distribuzione alternative che promuovono una visione umana del commercio, come i Gruppi di Acquisto Solidali, i mercati contadini locali, itineranti o biologici, le botteghe del commercio equo, la vendita diretta, la produzione per famiglie su prenotazione ed in generale tutte le forme che relazionano direttamente produttori e consumatori "critici", visti come co-produttori. Allo stesso tempo invochiamo l’agricoltura contadina (nelle sue molteplici forme di azienda famigliare, di piccola cooperativa, di piccola azienda a conduzione diretta) per la sua intrinseca capacità di esprimersi secondo relazioni produttive differenti da quelle della grande azienda industriale, incentrate sul conto/terzismo, sul lavoro precario e sul lavoro in nero, sullo sfruttamento, sulla rendita.

4)      La tracciabilità dei prodotti e del prezzo. Il rapporto fra produttori e consumatori oltre che diretto deve essere trasparente. Per questo noi vogliamo certificare direttamente come lavoriamo la terra, quali sono i nostri rapporti con il lavoro ed il capitale, come trasformiamo i prodotti della terra e il prezzo sorgente a cui vendiamo gli stessi. Tutte queste informazioni verranno raccolte e rese pubbliche anche in un catalogo di auto-certificazione pubblicato dal progetto Terra e libertà/Critical wine. In particolare, il dibattito sul prezzo sorgente deve poter uscire dal solo ambito teorico per farsi sperimentazione pratica e quotidiana.

5)      Rivendicare la terra, rivendicare la vita. Rivendicare la terra significa per noi rivendicare la vita, riappropriarci certamente del valore economico, ma riappropriarci anche di un intero mondo di relazioni, di tradizioni e di sentimenti, divenendo una comunità organizzata e diffusa che abbia coscienza che si è giunti ai limiti dell’irreversibilità dell’insensatezza globale. Le prossime generazioni si troveranno costrette a produrre prevalentemente per riparare i danni delle produzioni precedenti. Non abbiamo nulla contro la tecnologia e la scienza. Ciò che chiamiamo macchinismo non è il semplice uso delle macchine. Ciò che combattiamo con tutte le nostre forze è la riduzione della vita a macchina, la sostituzione di ogni elemento della vita con un prodotto di sintesi da laboratorio. Per questo ci batteremo con ogni mezzo e senza tregua contro gli Organismi Geneticamente Modificati. Gli Ogm costituiscono oggi la più grande minaccia alla sensibilità planetaria. Contro di essi non c’è tempo da perdere né alcuna possibilità di mediazione. La ricerca, la sperimentazione, le legislazioni permissive, l’uso degli Ogm costituiscono un crimine contro la terra e contro l’umanità. Occorre fare di tutto perché ciò non accada.

 

Il nome/logo TL/CW , identificativo e rappresentativo di tutto ciò, continuerà ad essere usato dai produttori, insieme ai Centri Sociali e a quelle realtà che vorranno impegnarsi nella prosecuzione del progetto. Rinunciare al nome/logo oltre che una idiozia è un suicidio politico.

La forza del progetto TL/CW è stata ed è quella di fornire risposte concrete a chi non crede ineluttabile produrre con i ritrovati dell’industria chimico-farmaceutica e degli ogm; a chi non si arrende al diffondersi degli hard discount; a chi pensa che la produzione agricola non può essere un processo totalmente disgiunto dall’ambiente e dalle leggi naturali e biologiche che lo governano. Un progetto che come un’utopia concreta, realizzabile, indica precisi percorsi per iniziare a costruire un altro mondo possibile.

E’ per questo che l’Associazione degli Agricoltori Critici si impegnerà per collaborare e costruire relazioni con tutte le associazioni, gli individui, le realtà politiche che si riconoscono in questa Carta di intenti e i cui obiettivi possano essere condivisi dalla associazione stessa. 

 

 

 

 

 

 

postato da: critici alle ore 21:53 | link | commenti
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prezzo sorgente

Prezzo sorgente

 

Al contadino non far sapere quanto è buono il prezzo sorgente nelle fiere e nelle filiere…

 

Le “Sacre scritture” recitano:

“Chiamiamo prezzo sorgente il primo prezzo al quale il produttore vende il proprio prodotto. Il prezzo sorgente è quello praticato dal produttore prima di ogni altro ricarico della catena commerciale. Il prezzo sorgente non è imposto, ma deciso da ogni produttore, cosi come libero è il prezzo finale che ogni venditore affianca al prezzo sorgente…”

Dal nostro dibattito abbiamo constatato che questa definizione non è sufficientemente chiara ed esaustiva.

Iniziamo a definire gli obiettivi principali del prezzo sorgente:

1)      trasparenza dei ricarichi all’interno  della filiera e ad ogni passaggio;

2)      Informazione al consumatore che reso edotto e cosciente dei vari ricarichi e della retribuzione del lavoro agricolo nella determinazione del prezzo finale di un prodotto,  diviene con le sue scelte co-produttore;

3)      Giusta retribuzione del lavoro agricolo e denuncia dei ricarichi scandalosi di alcuni commercianti;

4)      Spezzare l’isolamento dei produttori agricoli di fronte al “mercato” e nascita di una nuova solidarietà tra di essi;

5)      Ridare ai prodotti agricoli il valore ed il senso di alimento per gli esseri umani e non semplicemente merce.

Se siamo d’accordo su questi principi, possiamo continuare….

Penso sia necessario ribadire che il prezzo sorgente non può che essere unico ossia uguale per tutti i clienti indipendentemente dalle quantità acquistate. Per una o 10.000 bottiglie il prezzo sorgente a bottiglia è lo stesso; e ciò perché non pensiamo corrisponda al valore di una generica “merce”, definizione che non ci appartiene, ma bensi  a quanto il produttore reputi necessario a coprire i costi di una produzione rispettosa dell’ambiente e degli altri esseri umani e sufficiente a remunerare il proprio lavoro e permettergli una dignitosa esistenza. Quindi perlomeno nel “circuito CW” che stiamo costruendo non è ammissibile praticare prezzi differenziati, anche se tramite sconti o scatole omaggio. E questo perché se siamo d’accordo che il prezzo sorgente rappresenta il GIUSTO prezzo, ossia quello che riconosce il valore del lavoro agricolo; se siamo d’accordo che il prezzo sorgente è un elemento di trasparenza nella formazione del prezzo finale al consumatore tramite il quale si stabilisce un nuovo rapporto di fiducia e solidarietà; se siamo d’accordo che le produzioni agricole non sono una semplice merce ma alimento essenziale per gli esseri umani; se siamo d’accordo che il prezzo sorgente rompe l’isolamento dei produttori agricoli creando nuove solidarietà tra di essi e con i consumatori/co-produttori, COME POSSIAMO RIVEDERE AL RIBASSO IL PREZZO SORGENTE OGNI VOLTA CHE CI TROVIAMO DI FRONTE UN COMMERCIANTE; UN DISTRIBUTORE; UN IMPORTATORE????????

Mi sembra una contraddizione in termini….il prezzo sorgente o è unico o non è!

Altri dubbi sono nati su come attribuire ed evidenziare i costi accessori, del trasporto, distribuzione, fermo magazzino, ecc…

Alcuni equivoci sono nati dalla estrema semplificazione fatta all’inizio, ipotizzando una vendita diretta tra produttore e rivenditore finale (enoteca, ristorante) in cui uno dei due soggetti si faceva carico dei costi accessori su detti. Anche nella carta dei vini CW, che venne stampata lo scorso anno, vi erano solo due colonne “prezzo sorgente” e “prezzo al pubblico”. Una terza colonna con un prezzo intermedio o di intermediazione, in cui far rientrare tutti i costi accessori, avrebbe senz’altro resa più chiara la formazione del prezzo finale e trasparente tutti i ricarichi all’interno della filiera.

Da ciò si comprende anche che i costi accessori possono essere solo aggiunti al prezzo sorgente mai sottratti, questo nel caso che l’azienda agricola si occupi anche del trasporto e/o distribuzione dei vini; nel caso in cui di questa ultima attività se ne occupi un soggetto terzo, ad esso andrà il ricarico del prezzo intermedio.Un meccanismo simile, palesando i luoghi ed i passaggi ove avvengono i massimi ricarichi avrebbe di per sé la forza di inibirli o limitarli. Quello che dobbiamo evitare e creare un regime di concorrenza tra di noi (con sconti ed omaggi appunto) a tutto vantaggio della categoria dei commercianti; l’unica concorrenza ammessa tra di noi è quella che ci spinga ad ottenere cibi sempre più buoni e salutari. Anche per i pagamenti dovremmo stabilire un modo d’operare comune ( per es. pagamenti non oltre i 60gg).

Ovviamente abbiamo la necessità di sperimentare il prezzo sorgente in un “canale protetto”, ossia presso esercizi “sensibili” alle nostre tematiche. Ciò vuol dire che pur impegnandoci  ad adottare in maniera scrupolosa i principi suddetti del prezzo sorgente, nel “canale o circuito protetto”,

ognuno di noi continuerà in un periodo transitorio a mantenere le stesse abitudini con altri sbocchi commerciali. Ma pensare di dare alle stampe una nuova carta dei vini o catalogo, senza aver adottato il prezzo sorgente cosi come finora descritto, oltre che inutile mi sembra ingannevole nei confronti dei consumatori. Il prezzo sorgente è l’eversione pacifica verso la quale ci spingeva Veronelli per liberarci del morbo del capitalismo che è entrato in tutti noi. Ogni altro tipo di approccio non considera le diverse solidarietà che il prezzo sorgente fa nascere e convivere, prima fra tutti quella tra produttori agricoli e consumatori che solo se uniti possono portare a termine una critica severa e radicale alla politica dei prezzi dei generi alimentari e dei redditi . Possono far comprendere che non è cara una nostra bottiglia di vino a 5-10 € ma lo è quella di un vino industriale  ad 1€, prodotto industriale ottenuto senza rispetto degli esseri umani ed ambiente. Non è cara la nostra bottiglia di vino a 5-10 € , ma è bassissimo uno stipendio mensile di 600/800/1000€ che condanna a nutrirsi con i prodotti scadenti dell’agrindustria venduti nella grande distribuzione.

Nessuno pensa di utilizzare il prezzo sorgente solo nei Centri Sociali, né però si può credere che al contrario l’unica strada politicamente valida sia l’immissione nel Mercato senza la creazione di un “canale protetto”. La “filiera o canale protetto” formato cioè da tutti quei locali,esercizi, che in questi anni si sono mostrati sensibili e disponibili a sperimentare il P.S., dovrà essere una soluzione iniziale e temporanea. Poi si allargherà a macchia d’olio; la strada da percorrere è questa, non una nostra immissione nella distribuzione convenzionale!

Dobbiamo dare un senso alle parole d’ordine che usiamo: non vogliamo inserirci nel mercato tradizionale (semmai dobbiamo conviverci per un po’) ma creare un mercato/economia ALTERNATIVA e PARALLELA. E come possiamo creare un mercato alternativo e parallelo se ci pieghiamo alle pratiche che ci impone il Mercato tradizionale? O vogliamo illuderci che questa percentuale del 10- 15% di sconto o le scatole omaggio ed i pagamenti a babbo morto sono una nostra libera scelta?

L’ipotesi di lasciare un margine del 10-15% di operatività rispetto al prezzo sorgente non è poi praticabile, perché non è possibile imporre una percentuale uguale per tutti; né è pensabile di averne di differenziate, perché ciò creerebbe concorrenza all’interno del gruppo spaccando coesione e solidarietà. Non è praticabile anche perchè   si tratterebbe di un dato non oggettivo; mentre per il P.S. la definizione nella sua formulazione può essere uguale per tutti, anche se origina prezzi diversi, e quindi oggettivo e condivisibile.

Personalmente penso che dovremo avere il coraggio di spingerci oltre e mettere il prezzo sorgente in etichetta oltre a tutte le informazioni sulla produzione. Ad es per l’etichetta del vino prevedere una scheda simile:

uso diserbo chimico            si       no

uso concimi chimici            si       no

uso fitofarmaci di sintesi     si       no

lieviti selezionati                 si       no

enzimi                                  si       no

acidificazione/disacidific.    Si      no

solforosa totale        

ac. Vol.

ac . tot.

Zuccheri residui

 

 

 

postato da: critici alle ore 21:49 | link | commenti
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