Associazione Agricoltori Critici

Dalla terra per la Terra.

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Utente: critici
Nome: Associazione Contadini Critici
terra e libertà /critical wine è un progetto autogestito, senza scopo di lucro, senza alcuna sponsorizzazione da parte di enti, istituzioni o aziende, che vuole creare un dibattito sui temi della t/Terra, dell’ambiente, per un futuro condiviso di libertà, gioia, creatività, intelligenza

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giovedì, 05 novembre 2009

il potere non proprio terra terra


Il potere non proprio terra terra
di Josè Bovè

Essere contadino non è una professione, non è un mestiere. È un modo di
vivere. Il sistema economico capitalistico ha trasformato milioni di
americani ed europei in consumatori schiavi dell’industria agroalimentare
e dipendenti al 100% dal salario che devono procurarsi per riempire
dispense e frigoriferi. I contadini, che producevano in primo luogo per
nutrire le proprie famiglie e le città e i villaggi dei dintorni, sono
scomparsi. Scomparsa anche la reale forma di autonomia che essi avevano
saputo conservare rispetto all’economia di mercato, dove tutto si compra
e si vende. I nuovi salariati obbediscono ora alle ingiunzioni dei
superiori gerarchici in un sistema produttivo che non ha niente di
democratico e più niente di autonomo. Non facciamo idealismi. La vita
nelle campagne era dura; il lavoro fisico sovente faticoso. I periodi di
penuria e di vacche magre nonerano rari, anzi.Mala miseria era meno
violenta e meno ripugnante che nelle immense bidonville che oggi circondano
le enormi megalopoli del Sud del mondo. L’agricoltura industriale, che si
è sostituita all’agricoltura contadina e familiare nelle regioni del
Nord, mostra una faccia sempre meno simpatica. Nella sua scia scompare la
biodiversità; le varietà vegetali coltivate, conservate e migliorate da
generazioni di contadine e contadini, svaniscono. Le razze animali
rustiche, adattate a determinati territori e condizioni geografiche,
lasciano il posto a macchine da latte come le vacche Holstein oa fissatori
di proteine vegetali come i polli ibridi.

Le immense distese a monocoltura favoriscono lo sviluppo di insetti
parassiti e di malattie che possono essere vinte solo da molecole chimiche
inquinanti e persistenti. La specializzazione delle regioni, alcune
concentrate sugli allevamenti intensivi senza terra, altre sulla produzione
intensiva di derrate vegetali, provoca l’impoverimento dei suoli e crea
le condizioni dell’erosione che già colpisce milioni di ettari. Le falde
freatiche, inquinate dai pesticidi, si esauriscono. L’agricoltura moderna
è irrimediabilmente produttivista. Considera inutile tutto quello che non
serve ad aumentare le rese. L’acqua dei fiumi è lì solo per irrigare
milioni di ettari di colture industriali. I pesci possono aspettare le
prime piogge dell’autunno. Il petrolio è indispensabile per far andare
macchinari sempre più giganteschi, per produrre l’azoto necessario alla
folgorante crescita e al grande appetito delle piante ibride, per
trasportare prodotti agricoli da un capo all’altro del pianeta. Le
distruzioni sociali e ambientali provocate dall’agricoltura industriale
non possono essere nascoste sotto il tappeto. Sono diventate uno dei
pericoli che minacciano le nostre società. E, quel che è ancor peggio, la
tecnologia e il liberismo economico non sono riusciti a debellare il
flagello della fame e della malnutrizione. Malgrado le promesse
dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, quelle dei capi di Stato
delle potenze occidentali e dei dirigenti delle multinazionali, il numero
di malnutriti cresce di anno in anno. Da decenni le organizzazioni
contadine di tutto il mondo hanno constatato questo fallimento. Che le ha
spinte a incontrarsi e a riunire le forze, creando un movimento
internazionale, La Vía Campesina, capace di mettere in questione il
modello di sviluppo economico imposto da Banca Mondiale, FondoMonetario
Internazionale, Omc.

IL VALORE DELLA NONVIOLENZA Nata nel 1992 da un incontro organizzato in
America centrale, Vía Campesina ha assunto un ruolo importante fra le
organizzazioni della società civile internazionale. In meno di quindici
anni, Vía Campesina è riuscita a diventare un’Internazionale Contadina,
indipendente dalle ideologie politiche occidentali e da appartenenze
religiose. Riunisce in federazione organizzazioni contadine di paesi del
Nord e del Sud del mondo, che non si considerano antagonistemaanzi alleate
e attiviste per la stessa causa. I contadini, del Belgio come del Mali,
della Bolivia come dell’Indonesia, sono uniti nella critica del
produttivismo agricolo e nella difesa della produzione agricola familiare e
contadina. Vía Campesina ha dato, per la prima volta nella storia, una
voce globale ai movimenti contadini e rurali del pianeta. Annette Desmarais
mostra come quest’espressione si sia costruita a poco a poco, a partire
dalle convinzioni e dalle idee delle contadine e dei contadini, quelli a
cui troppo spesso governanti, tecnocrati,Ongo partiti politici avevano
rubato la parola, accaparrandosela, esprimendosi a loro nome e al loro
posto per imporre loro un futuro che essi non volevano. La comparsa di Vía
Campesina è un fenomeno di fondamentale importanza, le cui conseguenze
sono ancora difficili da valutare. I contadini e le contadine del pianeta
sono tuttora oltre il 60% della popolazione mondiale. Le lotte che hanno
deciso di condurre sono prima di tutto di natura politica e sociale.
Rivendicano unutilizzo giusto dei beni comuni: la terra, l’acqua, i semi.
Esigono che le politiche commerciali internazionali smettano di arricchire
una minoranza di azionisti e siano ripensate per permettere un
miglioramento reale delle condizioni di vita nelle campagne e nelle zone
rurali. Propongono un progetto globale, la sovranità alimentare, che
permetterà agli Stati di proteggere il settore agricolo nazionale,
evitando però le misure che possano danneggiare le popolazioni rurali di
altri paesi. Vía Campesina rifiuta la privatizzazione del vivente e
l’appropriazione delle specie animali e vegetali da parte di
multinazionali o di Stati; chiede il riconoscimento dei saperi indigeni e
contadini. Il radicalismo di Vía Campesina va oltre. La nonviolenza attiva
è un valore centrale nella sua azione. Le tante organizzazioni che ne
fanno parte non esitano a manifestare, occupare terre, sradicare piante
transgeniche, bloccare importazioni,ma non cedono alla tentazione di
ricorrere alle armi e alle azioni di guerriglia per raggiungere gli
obiettivi che si sono prefissati. Questa scelta non è scontata, nei paesi
- e sono numerosi - dove le diseguaglianze sociali sono enormi e i governi
sono tutto fuorché democratici. Ogni anno, compagni di lotta, donne e
uomini, sono arrestati e imprigionati, altri sono uccisi dall’esercito,
dalla polizia, da pistoleros, da sicari senza scrupoli; e ogni anno altre
donne e altri uomini esconodall’anonimato, per prendere il loro posto e
continuare la lotta per la dignità. Questo impegno quotidiano e
determinato obbliga al rispetto e offre un po’ di speranza.
03 novembre 2009



postato da: critici alle ore 19:46 | link | commenti (1)
categorie: resistenza
venerdì, 26 giugno 2009

frattali di movimento

I Frattali del pianeta umano
Il cerchio delle reti

Il panorama associativo è costellato da migliaia di associazioni con 
migliaia di statuti i quali si assomigliano tutti, differenziandosi solo 
per alcune particolarità, quindi in teoria è possibile ridurle ad un 
unico denominatore comune: la voglia di aggregarsi, di unirsi in piccole 
cellule per contare di più, per incidere maggiormente nel tessuto 
politico sociale italiano.
Analogamente, i partiti che sono espressione del popolo in politica, in 
quanto lo dovrebbero rappresentare in sede parlamentare, sono diventati 
espressioni di se stessi, tendono a perpetrarsi riproducendo meccanismi 
di privilegio e di potere che hanno travolto la politica in quanto 
gestione della cosa pubblica, facendo invece gli interessi delle lobbies 
economiche più potenti, multinazionali di ogni settore. Abbiamo 
assistito quindi ad una progressiva degenerazione del panorama politico 
istituzionale, sociale ed economico della vita e della società italiana 
arrivando al culmine apologetico della persona ove un unico individuo ha 
il potere economico, politico, massmediatico nelle proprie mani, da 
ricalcare quasi la figura del duce re onnipotente.
Dal lato opposto alla centralizzazione del potere nelle mani di un 
piccolo gruppo di persone a livello mondiale, non ha corrisposto una 
aggregazione di massa a tutela dei propri interessi che contrasta 
l’unificazione dei potenti dando vita ad un’opposizione radicale e 
determinata per la difesa della libertà individuale e dei diritti della 
terra. Attraverso la frantumazione degli interessi generali in piccoli 
interessi particolari, si è assistito e si assiste alla frantumazione 
delle organizzazioni che in nome di quelli interessi specifici difendono 
unicamente quel settore. Una logica sbagliata e perdente ( che avevano 
già adottato i romani per comandare col famoso detto “dividi et impera”) 
in cui noi ci ricadiamo costantemente, ingenuamente o per malafede, a 
discapito della nostra incisività e forza nell’azione politica, sociale… 
Per questo sta nascendo un nuovo tentativo di riunificazione, 
dell’arcipelago dei movimenti che hanno a cuore le sorti del pianeta, 
perché a differenza degli altri tentativi che erano prettamente politici 
e antagonisti, il nuovo cerchio delle reti intende unificare in una 
visione olistica, inclusiva, non partitica, di difesa degli interessi 
generali delle popolazioni e della terra nel suo insieme comprendendo 
l’ecosistema da cui è composto: Acqua, Terra, Aria, Regno Animale, 
Vegetale e Minerale indi inclusa la bio-diversità. Questa concezione 
onnicomprensiva del tutto è  più avanzata della politica intesa in senso 
stretto come è stata intesa fino ad oggi, che con il proprio 
materialismo meccanicistico ha portato al degrado dell’individuo, alla 
sua alienazione, alla perdita dei valori spirituali eterocentrici che 
riguardano il suo collocamento in un sistema più ampio di relazioni che 
comprende tutta la trama della vita e non la sua visione egocentrica. 
Allora, rimanendo anche ciascuno nella propria specificità di intervento 
è importante collegarsi, connettersi in rete con gli altri e le altre 
associazioni e movimenti per creare una convergenza di energie, di mutua 
solidarietà, di scambi e di informazioni, in modo da intessere una trama 
che in ultima istanza genera una società diversa fondata sui valori 
sociali umani e spirituali che condividono la responsabilità ed il 
piacere di essere custodi della Madre Terra e degli elementi che la 
compongono e hanno il compito di preservarla per le generazioni future. 
È ovvio che questo non può avvenire se non tramite ad una critica 
radicale del sistema attuale per tutte le ragioni che ben sappiamo. 
Altresì deve proporre ed attuare pratiche di vita e modelli di società 
diversi che sono economicamente, eco logicamente e umanamente più 
sostenibili e compatibili con l’ecosistema universale tenendo conto di 
tutte le relazioni anche quelle connesse con il cosmo; ponendo fine alla 
visione antropocentrica dell’uomo e collocandolo nel suo giusto ruolo in 
questa distesa infinita di relazioni. Una visione ed una pratica che per 
altro è già conosciuta nella società attuale poiché migliaia sono i 
tentativi già sperimentati in tali direzioni, anche se stentano a farsi 
strada, sia per le contraddizioni interne che minano alla base queste 
esperienze perché è difficile staccarsi dai riferimenti e dai 
condizionamenti attuali, sia per le pressioni che le strutture social- 
repressive e religiose mettono in atto nei loro confronti. In questa 
direzione comunque vanno avanti esperienze di finanza etica, 
microcredito, banca del tempo, reti di economie locali, monete 
complementari, convivenze solidali, eco-villaggi, cohausing, famiglie 
aperte, case-famiglia, gruppi di acquisto, mercatini del biologico, 
ristoranti che praticano rifornimenti a chilometro zero, filiera corta, 
scuole familiari, centri sociali autogestiti, scienziati, sociologi, 
terapeuti, medici naturopati, medicine non convenzionali quali shatzu, 
agopuntura, fitoterapia, bioenergetica, medicina di Hammer, 
pranoterapia, agricoltura di sussistenza, agricoltura sinergica, 
permacultura, beni comuni, uso civico, movimento per la decrescita, 
macrobiotica, vegetarianesimo, economia poetica, ecc che sono tutte 
esperienze di vita o modalità di intervento nelle pratiche sociali, che 
per il solo fatto di porsi in essere contrastano l’imperativo sociale 
dominante che pone l’economia al primo posto e subordina tutti gli altri 
interessi compresa la salute umana e del pianeta, al dogma che chi 
comanda è il denaro. Non è vero, l’uomo è dotato d’ intelligenza e non 
tutti sono disposti a vendersi per denaro, tanti magistrati e funzionari 
l’hanno dimostrato pagandone di persona, venendo estromessi, reclusi, 
annientati o non avanzando di carriera, ma ciò non significa che hanno 
perso. Perde chi rinuncia alla propria dignità pur di ricoprire un ruolo 
più alto ed avere uno stipendio maggiore, perde chi fa un lavoro che non 
lo soddisfa ma ne è costretto perché si sente incapace di uscire dal 
meccanismo, perde chi lo fa coscientemente perché quello è l’unico modo 
per sopravvivere e farsi strada, perde perchè non vede oltre  il 
vantaggio immediato e non vede che cosi facendo mette in crisi gli altri 
individui come lui, le relazioni umane e spirituali che si basano su 
altri valori oltre che l’ecosistema terrestre perché sarà disposto a 
danneggiare, inquinare, consumare le risorse naturali pur di trarne 
profitto. Del suo operato paghiamo tutti le conseguenze ed è per questo 
che si deve creare una coalizione cosi ampia che riesca a fare aprire 
gli occhi e la coscienza anche a queste persone vittime 
dell’ingranaggio, che  riesca a fare percepire l’interesse di tutti 
piuttosto che il proprio personale tornaconto, che riesca a far capire 
che procedendo con quel sistema siamo arrivati al punto in cui siamo, 
senza una via d’uscita o quasi, il degrado ci divorerà, ci 
autodistruggeremo. Per cui quel che è possibile fare facciamo, ciascuno 
nel proprio ambito, con i propri mezzi, con il proprio talento e cuore. 
È ovvio che non si vuole creare un organo centralizzato supervisore ed 
omologante di tutte le associazioni o reti, ma un coordinamento a cui 
dare ed attingere informazioni, iniziative, impulsi, per far fronte 
tutti insieme, uniti, all’emergenze naturali, sociali ed umane che 
saranno sempre più presenti nei prossimi anni, a causa dei processi 
vitali che si stanno compiendo causati dal comportamento irresponsabile 
dell’uomo o non, ma ci troveremo davanti a situazioni ove non ci saranno 
più istituzioni o partiti che potranno garantire la sopravvivenza, 
l’ordine, i consumi a cui siamo abituati, sia pure ingiusti, autoritari 
e soprattutto dissipativi delle risorse come fossero illimitate; ma ce 
la dovremmo cavare da soli unendoci, autogestendoci, mettendo in atto la 
democrazia partecipativa senza maggioranza o minoranza ma attuando un 
processo decisionale basato sul consenso ( 1 ). E i governi? Si 
troveranno spiazzati, non avranno più ragione di esistere, non avranno 
più sudditi su cui comandare. Il movimento della disobbedienza civile 
avrà conquistato il mondo. Le comunità locali avranno ripreso 
l’autogoverno del territorio ed agiranno in piena autonomia  rimanendo 
fedeli all’imperativo dell’armonia universale e in  rapporto alla nostra 
Madre Terra.
Mario Cecchi
_______________________________________________

Contadinicritici@inventati.org

postato da: critici alle ore 23:37 | link | commenti (1)
categorie:
mercoledì, 09 luglio 2008

COORDINAMENTO EUROPEO VIA CAMPESINA

 

Rue de la Sablonnière 18, 1000 Brussels, tel : +32 22173112, fax : +32 22184509

Rue d’Arlon 51B/15, 1040 Brussels, tel : +32 22800832, fax : +32 22802160

 

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles 1 luglio 2008

 

Creazione del Coordinamento Europeo Via Campesina

 

Una nuova organizzazione per cambiare la politica agricola europea

dal bilancio di salute

 

 

            Il processo di raggruppamento iniziato dal Coordinament Contadino europeo (CPE) e la COAG è culminato il 27 giugno con la presentazione pubblica del Coordinamento Europeo Via Campesina alla presenza di Josep Puxeu, segretario di Stato Spagnolo per il settore rurale e l’acqua.

            Il Coordinamento Europeo Via Campesina raggruppa le organizzazioni riunite prima nella CPE e numerose organizzazioni contadine e di lavoratori agricoli di Danimarca, Svizzera, Italia, Paesi bassi, Spagna, Grecia, Malta, Turchia.

            L’obiettivo principale di questa organizzazione è la lotta per altre politiche agricole ed alimentari più legittime, più giuste, più solidali e più sostenibili che sono necessarie in Europa per rispondere alle sfide di sicurezza alimentare, di salute pubblica, di impiego nel mondo rurale e per affrontare la crisi dei prezzi alimentari globali ed il riscaldamento climatico.

            In Europa, ogni giorno più di mille aziende agricole spariscono mancando una vera volontà politica di far vivere l’agricoltura contadina e familiare.

            Noi esigiamo lo sviluppo di un’agricoltura contadina diversa e legata ai territori ed il raggiungimento della sovranità alimentare.

 

Troverete qui sotto una presentazione dei valori, e delle priorità del Coordinamento Europeo Via Campesina, l’elenco delle organizzazioni che ne fanno parte ed il suo Comitato di gestione.

 

Nel 2008 il Coordinamento Europeo Via Campesina participerà attivamente al Foro Sociale Europeo a Malmö in Svezia (17-21 sett.), alla mobilitazione ed al forum di Annecy in Francia in occasione della riunione informale del Consiglio Agicolo (20-23 sett) ed alla quinta conferenza di Vía Campesina (17-23 ott). Essa si impegnerà attivamente dal 2008 nel dibattito sulla PAC dopo il 2013.

 

PIATTAFORMA COMUNE

7

Noi, organizzazioni membre di Coordintion Paysanne Européenne, COAG, e SOC, membri di Via Campesina, desideriamo rinforzare il movimento contadino europeo per far cambiare la politica agricola europea. Noi difendiamo il diritto alla sovranità alimentare necessaria a questo cambiamento. La piattaforma comune sottoriportata afferma i nostri valori e le nostre priorià. Invitiamo le organizzazioni contadine e rurali che la condividono ad unirsi a noi per far cambiare la politica agricola europea dal 2008.

 

Quali sono i nostri valori ?

-         la solidarietà al posto della concorrenza,

-         la giustizia sociale,

-         l’uguaglianza di diritti fra uomini e donne,

-         l’utilizzazione durevole delle risorse naturali,

-         la salute dei produttori e dei consumatori,

-         la diversità regionale dei prodotti e delle agri-culture.

 

Perché vogliamo cambiare le politiche agricole attuali in Europa?

            La PAC attuale, risultato di una cattiva PAC prima del 1992, riformata male nel 1992, 1999, 2003 in funzione di criteri dell’OMC, fa sparire i contadini europei. Essa non è legittima sul piano internazionale (dumping) né sul piano sociale (disuguaglianze) e rovina l’ambiente, la salute e la qualià dei prodotti. Essa fa dei contadini degli assistiti, senza riconoscimento economico e sociale. I contadini dell’Europa Centrale integrati all’UE sono stati discriminati finanziariamente. I paesi europei fuori dell’UE che hanno firmato l’accordo dell’OMC seguono poltiche parallele alla PAC.

 

Le nostre priorità per una politica agicola legittima, durevole e solidale

-         Abbiamo bisogno di una politica pubblica, di una politica agricola europea definita dagli europei e non dall’OMC. Sì ad un cambiamento di PAC, no alla sua soppressione.

-         L’impiego agricolo e rurale deve essere una priorità: no alla soppressione di contadini/e.

-         I diritti delle contadine devono essere riconosciuti.

-         L’accesso alla terra, all’acqua, alle sementi, al credito deve diventare un diritto. Ciò include il diritto dei/delle contadini/e ad utilizzare le loro sementi e a migliorare le loro varietà vegetali.

-         Occorre favorire l’insediamento di giovani contadini/e.

-         I/le contadini/e devono vivere anzitutto con la vendita dei loro prodotti. Affinché i prezzi agricoli riflettano il valore reale dei prodotti, le due condizioni seguenti sono necessarie:

·        La produzione deve essere governata per evitare eccedenze o penurie

·        Ogni forma di dumping all’esportazione (vendita al di sotto dei costi di produzione) deve esere proibita e, parimenti, l’UE e gli altri paesi hanno il diritto di proteggersi da importazioni a prezzi troppo bassi.

-         Per mantenere un mondo rurale vivo in ogni regione,

·        l’agricoltura contadina deve mantenersi e svilupparsi: un sostegno europeo è necessario, in particolare per le piccole aziende e le regioni sfavorite.

·        Il processo di concentrazione della produzione agricola deve essere interrotto e la produzione agricola meglio ripartita fra le regioni e le aziende.

·        I servizi pubblici devono essere mantenuti e migliorati su tutto il territorio.

-         I modelli di prouzione che rovinano l’ambiente, consumano troppa energia, degradano la qualità e la sicurezza dei prodotti devono essere cambiati.

-         L’utilizzazione delle terre agricole deve essere consacrata prioritariament alla produzione alimentare.

-         La biodiversità deve essere salvaguardata: OGM e brevettazione del vivente devono essere proibiti.

-         La politica di sviluppo rurale non deve sostituire la PAC, non deve correggere i difetti della PAC, ma essere complementare ad essa sviluppando in priorità l’impiego.

-         Le filiere corte di commercializzazione devono essere favorite nei confronti dei trasporti a lunga distanza ed ai mercati internazionali.

-         I lavoratori agricoli immigranti devono essere trattati senza discriminazioni e godere degli stessi diritti dei loro omologhi europei.

-         Abbiamo bisogno di regole di commercio internazionale senza dumping, basate sul diritto di sovranità alimentare, sui diritti umani e sul diritto internazionale del lavoro.

 

 

Comitato di Coordinamento :

Joop de Koeijer (Pays-Bas): +31 111 69 15 81

Lidia Senra (Espagne): +34609845861

Marit Jordal (Norvège): +47 24148950

Pierre André Tombez (Suisse): +41 216017467

Rafael Hernández (Espagne): +34616436556

René Louail (France): +33 672848792

Javier Sánchez (CCI de Via Campesina) (Espagne): +34 609359380

Josie Riffaud (CCI de Via Campesina) (France): +33 61310

 

Organizzazioni Membre :

Germania

Arbeitgemeinschaft Bäuerliche Landwirtschaft (ABL)

Austria

Österreichische Bergbauernvereinigung (ÖBV)

Belgio

Fédération unie des groupements des éleveurs et agriculteurs (FUGEA)

Mouvement Action Paysanne (MAP)

Vlaams Agrarisch Centrum (VAC)

Danimarca

Frie Boender

Spagna

Coordinadora de Organizaciones de Agricultores y Ganaderos (COAG)

Euskal Herriko Nezakarien Elkartasuna (Union de Ganaderos y Agricultores Vascos (EHNE/UGAV) - Pais Vasco

Sindicato Labrego Galego (SLG) - Galicia

Sindicatos de Obreros del Campo (SOC)

Europa

Mouvement International de Jeunesse Africole Catholique (MIJARC‑Europe)

Francia

Confédération nationale des syndicats des exploitants familiaux (MODEF)

Confédération Paysanne

Grecia

NEAK

Italia

Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB)

Associazione Rurale Italiana (ARI)

Malta

Assocjazzioni tal-Bdiewa (ATB)

Norvegia

Norske bonde – og Smabrukarlag (Norwegian Farmers’ and Smallholders’ Union) (NBS) - Norge

Paesi Bassi

Nederlandse Akkerbouw Vakbond (NAV)

Portogallo

Confederacoa National da Agricultura (CNA)

Svezia

Nordbruk

Svizzera

L’Autre Syndicat

Uniterre

Turchia

Confederation of Farmers’ Unions (ÇIFÇTI-SEN)

 

 

postato da: critici alle ore 17:26 | link | commenti
categorie: associazione
mercoledì, 02 luglio 2008

Dalla terra per la Terra.

 

Carta di intenti della Associazione Agricoltori Critici

Offida, 4 marzo 2007

 

 

Introduzione.

 

L’agricoltura contadina, nonostante la retorica dei "prodotti tipici", è oggi fortemente attaccata da ogni parte e paga una profonda subalternità nei confronti della società urbanizzata.

In primo luogo, infatti, vi è un esproprio di valore che la distribuzione commerciale compie quotidianamente nei confronti del lavoro agricolo, grazie a consumatori oramai sempre più addomesticati dai messaggi del marketing.

In secondo luogo vi è il tentativo dell’agro-industria di modificare i prodotti stessi della terra, attraverso l’omologazione del gusto, la selezione e modificazione delle sementi e delle specie, la rottura del legame col territorio attraverso la negazione dell’origine e la preferenza per il concetto di "ultima trasformazione sostanziale".

Infine, come ultimo atto di questo accerchiamento, l’industria e lo Stato approfittano della dissoluzione delle comunità agricole per sferrare l’attacco al territorio in termini di sfruttamento dei suoli e devastazione ambientale a fini urbanistici, industriali e speculativi.

In Europa ogni tre minuti scompare un’azienda agricola, circa 600 ogni giorno, 250.000 ogni anno. Nel nostro Paese, i dati dell’ultimo censimento ISTAT, mostrano come siano in diminuzione il numero totale delle aziende a vantaggio delle dimensioni delle aziende superstiti. Si va sempre di più verso un’agricoltura industrializzata, con pochi addetti occupati e un enorme uso di mezzi tecnici, macchinari, energia; quindi enormemente più inquinante e dissipatrice di energia della tradizionale azienda contadina e familiare.

L’agricoltura industriale non produce per nutrire le popolazioni, ma per alimentare l’industria ed il commercio connesso. Il maggior profitto dell’industria agroalimentare avviene nel processo di trasformazione, confezionamento e commercializzazione del prodotto. Negli ultimi dieci anni nella composizione finale dei prezzi dei prodotti alimentari, la quota spettante all’agricoltura è passata dal 44% al 25%, mentre il margine della distribuzione e ristorazione è salito dal 35 al 51%. La percentuale rimanente è assorbita dalla trasformazione. Per ogni euro di spesa in consumi alimentari, più della metà è assorbito dalla distribuzione finale. 

In futuro un nuovo grande business sarà costituito dalle "colture energetiche" (oli per biodiesel, etanolo, ecc.) su cui le multinazionali stanno investendo con forza. Si tratta di colture fortemente impattanti a livello ambientale e che rischiano di sostituire le colture tradizionali, incentivando ulteriormente la dissoluzione della agricoltura contadina.

In questo contesto si collocano le politiche di stampo corporativo e neo-liberista sviluppate dall’Unione Europea in questi ultimi anni. La legislazione europea in fatto di PAC, leggi igienico-sanitarie, certificazioni, marchi e disciplinari di qualità, ha rafforzato le dinamiche di dissoluzione dell’organizzazione sociale contadina a vantaggio delle grandi industrie agro-alimentari (ricordiamo che l’80% dei sussidi comunitari è andato al solo 20% delle aziende più grandi), con il benestare di tutte le associazioni di categoria cui è interessato semplicemente che arrivassero finanziamenti da gestire, indipendentemente da ogni ragionamento sull’agricoltura di tipo sociale, culturale, ambientale.

Il risultato di queste dinamiche è oggi sotto gli occhi di tutti: i casi della mucca pazza e di Parmalat dimostrano che non sappiamo cosa mangiamo e che cosa ci sia dietro i bilanci delle grandi aziende; l’omologazione dei gusti imposta dal grande commercio porta all’omologazione dei modi di produrre e delle varietà utilizzate; l’industrializzazione delle campagne ha creato un legame perverso con l’industria chimica producendo una incredibile perdita di fertilità dei suoli, oltre all’inquinamento dei terreni e delle acque;  i prodotti “tipici”, intesi non più come prodotti locali, artigiani ed irriproducibili in serie ma come prodotti fissati in disciplinari gestiti e controllati dalle grandi aziende, rappresentano l’esproprio dell’idea di agricoltura contadina, e servono all’agro-industria per occupare anche le piccole nicchie di mercato.

 

L’Associazione degli Agricoltori Critici.

 

Ogni realtà contadina vive oggi sulla sua pelle le contraddizioni di legislazioni fatte su misura per l'agro-industria: tutta la legislazione di questi ultimi anni, per quanto concerne gli aspetti sanitari, le certificazioni, i sussidi pubblici, le complicazioni burocratiche ed amministrative, è stata pensata contro l’agricoltura contadina. Per quanto riguarda specificatamente il mondo del vino, ad esempio, la creazione dei Consorzi di tutela con compiti di controllo erga omnes (decreti attuativi della legge 164 del 1992) è l’ultimo esempio di questa politica perversa e corporativa. Consorzi di Tutela divenuti strumenti di coercizione in mano alle lobby dell’industria vinicola.

Vi sono quindi una serie di rivendicazioni che vengono oggi dal mondo contadino che coinvolgono il sistema dei prezzi e della distribuzione commerciale ma che si caricano di valenze sociali e culturali molto più vaste e che devono in qualche modo farsi resistenza.

Noi produttori del gruppo Terra e libertà/Critical wine pensiamo sia giunto il momento di organizzarci per sviluppare tutte le possibili forme di resistenza alla omologazione del gusto e delle colture, alla industrializzazione delle campagne e dell’ambiente. Vogliamo quindi rilanciare il progetto TL/CW  partendo dalla costituzione della Associazione degli Agricoltori Critici. Vogliamo ribadire la centralità della Terra/terra nelle lotte del presente e del futuro.

Condividiamo  l’affermazione secondo cui il protagonismo contadino, diretto, fatto di donne e uomini in carne ed ossa, radicato tra cielo e terra, sia oggi il valore più "alternativo" e "radicale".

“La terra…la terra…la terra…all’infinito la terra”. Non tutti hanno appreso fino in fondo l’insegnamento intrinseco a questa frase di Luigi Veronelli.

I vitivinicoltori che hanno finora dato vita al progetto TL/CW sono stati solamente un’avanguardia politica consapevole del proprio ruolo, resa possibile dalla loro condizione privilegiata, mediamente favorita rispetto alla maggior parte degli altri coltivatori della terra; si sono prestati a fungere da apripista. Ora è necessario coinvolgere tutti i coltivatori della terra e portarli con i loro prodotti e le loro storie, esistenze e resistenze, positività e contraddizioni, in piazza, nel centro della metropoli, nei Mercati Contadini che vogliamo realizzare. Mercati Contadini autonomi ed autogestiti, ove non vi sono spazi fissi assegnati, ma dove ad ognuno è consentito anche saltuariamente o stagionalmente proporre le proprie produzioni.

 

Principi e idealità condivise dal gruppo.

 

1)      Il territorio e l’origine.  Pensiamo che i prodotti agro-alimentari non siano merci come le altre. Sono prodotti che non provengono solo dalla classica dialettica capitale/lavoro ma che vedono la luce sulla e nella t/Terra. Per questo non possiamo accettare la logica delle certificazioni di qualità applicate ai prodotti industriali ma, viceversa, invochiamo il principio dell’origine, cioè del legame assoluto col territorio. Questo è il solo principio valido nell’identificare un prodotto agricolo poiché ne valorizza il territorio e le genti che vi abitano e che hanno contribuito alla evoluzione di una determinata qualità/specie. Se i territori e le varietà autoctone sono beni comuni è giusto che ricevano tutela solo dalle collettività locali di riferimento. Tale legame col territorio, però, non deve assolutamente essere interpretato come una difesa di localismi politici e identitari frutto dell’attaccamento conservatore alle radici, ma al contrario come un percorso per costruire una agricoltura cosmopolita, una contadinità planetaria che leghi insieme le produzioni e le culture di tutto il mondo nella diversità dell’origine.

2)      La terra e la sua difesa. Vogliamo un nuovo rapporto con la terra. Quella stessa terra che un tempo era fonte di stenti e povertà, oggi può proporre una nuova visione dell’ambiente e dei rapporti sociali. Gli agricoltori devono porsi come difensori, e non sfruttatori, dei territori e delle terre. In questo senso l’agricoltura riveste un ruolo fondamentale come presidio ambientale.  Dobbiamo pensare di avere "in prestito" una t/Terra da consegnare ai nostri figli in condizioni migliori di quelle che abbiamo trovato. In questo contesto, e non come semplice marchio commerciale, si colloca la nostra visione di agricoltura organica, biologica o bio-dinamica.  Questa idea di agricoltura come presidio del territorio ci porta, conseguentemente, a sostenere tutte le forme di lotta delle comunità locali contro le grandi devastazioni ambientali.  Ed è ancora per questo motivo che occorre fare molta attenzione nella promozione delle filiere agro-energetiche. Tali colture vanno promosse solo su piccola scala, poiché se vogliamo che siano realmente a beneficio degli agricoltori e dell'ambiente debbono incentrarsi sull'autoproduzione e sulla cooperazione tra agricoltori...

3)      Le relazioni sociali e produttive. Condividiamo un’idea etica e solidale di economia. Un’idea che pone al centro l’uomo e la natura e per cui l’economia sia un mezzo e non il fine. Siamo convinti che il progresso si misuri secondo variabili che sono anche culturali e sociali; che un vino - ad esempio - non sia solo una merce con un determinato prezzo ma il risultato di una storia complessa, che vede il dispiegarsi continuo dei rapporti fra vignaioli, territori, stagioni, comunità locali. Pensiamo, quindi, che vadano sviluppate tutte le forme possibili di economia e di distribuzione alternative che promuovono una visione umana del commercio, come i Gruppi di Acquisto Solidali, i mercati contadini locali, itineranti o biologici, le botteghe del commercio equo, la vendita diretta, la produzione per famiglie su prenotazione ed in generale tutte le forme che relazionano direttamente produttori e consumatori "critici", visti come co-produttori. Allo stesso tempo invochiamo l’agricoltura contadina (nelle sue molteplici forme di azienda famigliare, di piccola cooperativa, di piccola azienda a conduzione diretta) per la sua intrinseca capacità di esprimersi secondo relazioni produttive differenti da quelle della grande azienda industriale, incentrate sul conto/terzismo, sul lavoro precario e sul lavoro in nero, sullo sfruttamento, sulla rendita.

4)      La tracciabilità dei prodotti e del prezzo. Il rapporto fra produttori e consumatori oltre che diretto deve essere trasparente. Per questo noi vogliamo certificare direttamente come lavoriamo la terra, quali sono i nostri rapporti con il lavoro ed il capitale, come trasformiamo i prodotti della terra e il prezzo sorgente a cui vendiamo gli stessi. Tutte queste informazioni verranno raccolte e rese pubbliche anche in un catalogo di auto-certificazione pubblicato dal progetto Terra e libertà/Critical wine. In particolare, il dibattito sul prezzo sorgente deve poter uscire dal solo ambito teorico per farsi sperimentazione pratica e quotidiana.

5)      Rivendicare la terra, rivendicare la vita. Rivendicare la terra significa per noi rivendicare la vita, riappropriarci certamente del valore economico, ma riappropriarci anche di un intero mondo di relazioni, di tradizioni e di sentimenti, divenendo una comunità organizzata e diffusa che abbia coscienza che si è giunti ai limiti dell’irreversibilità dell’insensatezza globale. Le prossime generazioni si troveranno costrette a produrre prevalentemente per riparare i danni delle produzioni precedenti. Non abbiamo nulla contro la tecnologia e la scienza. Ciò che chiamiamo macchinismo non è il semplice uso delle macchine. Ciò che combattiamo con tutte le nostre forze è la riduzione della vita a macchina, la sostituzione di ogni elemento della vita con un prodotto di sintesi da laboratorio. Per questo ci batteremo con ogni mezzo e senza tregua contro gli Organismi Geneticamente Modificati. Gli Ogm costituiscono oggi la più grande minaccia alla sensibilità planetaria. Contro di essi non c’è tempo da perdere né alcuna possibilità di mediazione. La ricerca, la sperimentazione, le legislazioni permissive, l’uso degli Ogm costituiscono un crimine contro la terra e contro l’umanità. Occorre fare di tutto perché ciò non accada.

 

Il nome/logo TL/CW , identificativo e rappresentativo di tutto ciò, continuerà ad essere usato dai produttori, insieme ai Centri Sociali e a quelle realtà che vorranno impegnarsi nella prosecuzione del progetto. Rinunciare al nome/logo oltre che una idiozia è un suicidio politico.

La forza del progetto TL/CW è stata ed è quella di fornire risposte concrete a chi non crede ineluttabile produrre con i ritrovati dell’industria chimico-farmaceutica e degli ogm; a chi non si arrende al diffondersi degli hard discount; a chi pensa che la produzione agricola non può essere un processo totalmente disgiunto dall’ambiente e dalle leggi naturali e biologiche che lo governano. Un progetto che come un’utopia concreta, realizzabile, indica precisi percorsi per iniziare a costruire un altro mondo possibile.

E’ per questo che l’Associazione degli Agricoltori Critici si impegnerà per collaborare e costruire relazioni con tutte le associazioni, gli individui, le realtà politiche che si riconoscono in questa Carta di intenti e i cui obiettivi possano essere condivisi dalla associazione stessa. 

 

 

 

 

 

 

postato da: critici alle ore 21:53 | link | commenti
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prezzo sorgente

Prezzo sorgente

 

Al contadino non far sapere quanto è buono il prezzo sorgente nelle fiere e nelle filiere…

 

Le “Sacre scritture” recitano:

“Chiamiamo prezzo sorgente il primo prezzo al quale il produttore vende il proprio prodotto. Il prezzo sorgente è quello praticato dal produttore prima di ogni altro ricarico della catena commerciale. Il prezzo sorgente non è imposto, ma deciso da ogni produttore, cosi come libero è il prezzo finale che ogni venditore affianca al prezzo sorgente…”

Dal nostro dibattito abbiamo constatato che questa definizione non è sufficientemente chiara ed esaustiva.

Iniziamo a definire gli obiettivi principali del prezzo sorgente:

1)      trasparenza dei ricarichi all’interno  della filiera e ad ogni passaggio;

2)      Informazione al consumatore che reso edotto e cosciente dei vari ricarichi e della retribuzione del lavoro agricolo nella determinazione del prezzo finale di un prodotto,  diviene con le sue scelte co-produttore;

3)      Giusta retribuzione del lavoro agricolo e denuncia dei ricarichi scandalosi di alcuni commercianti;

4)      Spezzare l’isolamento dei produttori agricoli di fronte al “mercato” e nascita di una nuova solidarietà tra di essi;

5)      Ridare ai prodotti agricoli il valore ed il senso di alimento per gli esseri umani e non semplicemente merce.

Se siamo d’accordo su questi principi, possiamo continuare….

Penso sia necessario ribadire che il prezzo sorgente non può che essere unico ossia uguale per tutti i clienti indipendentemente dalle quantità acquistate. Per una o 10.000 bottiglie il prezzo sorgente a bottiglia è lo stesso; e ciò perché non pensiamo corrisponda al valore di una generica “merce”, definizione che non ci appartiene, ma bensi  a quanto il produttore reputi necessario a coprire i costi di una produzione rispettosa dell’ambiente e degli altri esseri umani e sufficiente a remunerare il proprio lavoro e permettergli una dignitosa esistenza. Quindi perlomeno nel “circuito CW” che stiamo costruendo non è ammissibile praticare prezzi differenziati, anche se tramite sconti o scatole omaggio. E questo perché se siamo d’accordo che il prezzo sorgente rappresenta il GIUSTO prezzo, ossia quello che riconosce il valore del lavoro agricolo; se siamo d’accordo che il prezzo sorgente è un elemento di trasparenza nella formazione del prezzo finale al consumatore tramite il quale si stabilisce un nuovo rapporto di fiducia e solidarietà; se siamo d’accordo che le produzioni agricole non sono una semplice merce ma alimento essenziale per gli esseri umani; se siamo d’accordo che il prezzo sorgente rompe l’isolamento dei produttori agricoli creando nuove solidarietà tra di essi e con i consumatori/co-produttori, COME POSSIAMO RIVEDERE AL RIBASSO IL PREZZO SORGENTE OGNI VOLTA CHE CI TROVIAMO DI FRONTE UN COMMERCIANTE; UN DISTRIBUTORE; UN IMPORTATORE????????

Mi sembra una contraddizione in termini….il prezzo sorgente o è unico o non è!

Altri dubbi sono nati su come attribuire ed evidenziare i costi accessori, del trasporto, distribuzione, fermo magazzino, ecc…

Alcuni equivoci sono nati dalla estrema semplificazione fatta all’inizio, ipotizzando una vendita diretta tra produttore e rivenditore finale (enoteca, ristorante) in cui uno dei due soggetti si faceva carico dei costi accessori su detti. Anche nella carta dei vini CW, che venne stampata lo scorso anno, vi erano solo due colonne “prezzo sorgente” e “prezzo al pubblico”. Una terza colonna con un prezzo intermedio o di intermediazione, in cui far rientrare tutti i costi accessori, avrebbe senz’altro resa più chiara la formazione del prezzo finale e trasparente tutti i ricarichi all’interno della filiera.

Da ciò si comprende anche che i costi accessori possono essere solo aggiunti al prezzo sorgente mai sottratti, questo nel caso che l’azienda agricola si occupi anche del trasporto e/o distribuzione dei vini; nel caso in cui di questa ultima attività se ne occupi un soggetto terzo, ad esso andrà il ricarico del prezzo intermedio.Un meccanismo simile, palesando i luoghi ed i passaggi ove avvengono i massimi ricarichi avrebbe di per sé la forza di inibirli o limitarli. Quello che dobbiamo evitare e creare un regime di concorrenza tra di noi (con sconti ed omaggi appunto) a tutto vantaggio della categoria dei commercianti; l’unica concorrenza ammessa tra di noi è quella che ci spinga ad ottenere cibi sempre più buoni e salutari. Anche per i pagamenti dovremmo stabilire un modo d’operare comune ( per es. pagamenti non oltre i 60gg).

Ovviamente abbiamo la necessità di sperimentare il prezzo sorgente in un “canale protetto”, ossia presso esercizi “sensibili” alle nostre tematiche. Ciò vuol dire che pur impegnandoci  ad adottare in maniera scrupolosa i principi suddetti del prezzo sorgente, nel “canale o circuito protetto”,

ognuno di noi continuerà in un periodo transitorio a mantenere le stesse abitudini con altri sbocchi commerciali. Ma pensare di dare alle stampe una nuova carta dei vini o catalogo, senza aver adottato il prezzo sorgente cosi come finora descritto, oltre che inutile mi sembra ingannevole nei confronti dei consumatori. Il prezzo sorgente è l’eversione pacifica verso la quale ci spingeva Veronelli per liberarci del morbo del capitalismo che è entrato in tutti noi. Ogni altro tipo di approccio non considera le diverse solidarietà che il prezzo sorgente fa nascere e convivere, prima fra tutti quella tra produttori agricoli e consumatori che solo se uniti possono portare a termine una critica severa e radicale alla politica dei prezzi dei generi alimentari e dei redditi . Possono far comprendere che non è cara una nostra bottiglia di vino a 5-10 € ma lo è quella di un vino industriale  ad 1€, prodotto industriale ottenuto senza rispetto degli esseri umani ed ambiente. Non è cara la nostra bottiglia di vino a 5-10 € , ma è bassissimo uno stipendio mensile di 600/800/1000€ che condanna a nutrirsi con i prodotti scadenti dell’agrindustria venduti nella grande distribuzione.

Nessuno pensa di utilizzare il prezzo sorgente solo nei Centri Sociali, né però si può credere che al contrario l’unica strada politicamente valida sia l’immissione nel Mercato senza la creazione di un “canale protetto”. La “filiera o canale protetto” formato cioè da tutti quei locali,esercizi, che in questi anni si sono mostrati sensibili e disponibili a sperimentare il P.S., dovrà essere una soluzione iniziale e temporanea. Poi si allargherà a macchia d’olio; la strada da percorrere è questa, non una nostra immissione nella distribuzione convenzionale!

Dobbiamo dare un senso alle parole d’ordine che usiamo: non vogliamo inserirci nel mercato tradizionale (semmai dobbiamo conviverci per un po’) ma creare un mercato/economia ALTERNATIVA e PARALLELA. E come possiamo creare un mercato alternativo e parallelo se ci pieghiamo alle pratiche che ci impone il Mercato tradizionale? O vogliamo illuderci che questa percentuale del 10- 15% di sconto o le scatole omaggio ed i pagamenti a babbo morto sono una nostra libera scelta?

L’ipotesi di lasciare un margine del 10-15% di operatività rispetto al prezzo sorgente non è poi praticabile, perché non è possibile imporre una percentuale uguale per tutti; né è pensabile di averne di differenziate, perché ciò creerebbe concorrenza all’interno del gruppo spaccando coesione e solidarietà. Non è praticabile anche perchè   si tratterebbe di un dato non oggettivo; mentre per il P.S. la definizione nella sua formulazione può essere uguale per tutti, anche se origina prezzi diversi, e quindi oggettivo e condivisibile.

Personalmente penso che dovremo avere il coraggio di spingerci oltre e mettere il prezzo sorgente in etichetta oltre a tutte le informazioni sulla produzione. Ad es per l’etichetta del vino prevedere una scheda simile:

uso diserbo chimico            si       no

uso concimi chimici            si       no

uso fitofarmaci di sintesi     si       no

lieviti selezionati                 si       no

enzimi                                  si       no

acidificazione/disacidific.    Si      no

solforosa totale        

ac. Vol.

ac . tot.

Zuccheri residui

 

 

 

postato da: critici alle ore 21:49 | link | commenti
categorie: associazione
lunedì, 23 giugno 2008

 

 

Nel seminario promosso in collaborazione con il progetto Terre Contadine - ItaliAfrica ad Addis Abeba (Etiopia) dal 21 al 23 maggio 2008, le Organizzazioni Contadine delle varie regioni Africane, dopo aver fatto una chiara valutazione della situazione dell'agricoltura africana hanno raggiunto un importante accordo per unire i loro sforzi nella consapevolezza di avere le capacità di denunciare e di affrontare i veri problemi che stanno alla base della situazione di carenza alimentare che affligge milioni di africani. Di seguito la dichiarazione finale delle organizzazioni contadine africane.

Francesco Benciolini - ARI

 

Piattaforma Panafricana delle organizzazioni contadine

 

e di produttori agricoli dell'Africa

 

  

 

DICHIARAZIONE FINALE

 

 

 

Di fronte alla situazione allarmante che colpisce le popolazioni africane, le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli dell'Africa australe (SACAU), dell'Africa centrale (PROPAC), dell'Africa dell'est (EAFF) e dell'Africa dell'ovest (ROPPA), si sono riuniti ad Addis-Ababa, in Etiopia, dal 21 al 23 maggio 2008, per mettere in comune le informazioni e scambiarsi le idee sulla situazione attuale dell'agricoltura contadina e sulle possibili soluzioni della crisi agricola e alimentare.

 

 

 

Considerando che le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno la stessa ragione d'essere, cioè la difesa e la promozione degli interessi delle aziende agricole familiari e dei produttori agricoli africani;

 

 

 

Constatando che queste aziende familiari agricole e questi produttori agricoli africani condividono lo stesso spazio agricolo, e le risorse naturali quali la terra, l'acqua, le foreste;

 

 

 

Constatando inoltre che nonostante il loro maggior peso demografico, queste aziende familiari e questi produttori agricoli subiscono ancora le conseguenze delle politiche agricole e rurali lontane dalle realtà che essi vivono e dalle preoccupazioni che essi continuano a manifestare;

 

 

 

Constatando anche che grazie alla fatica del loro lavoro mal remunerato a causa dei prezzi agricoli che sono stati sempre in calo, gli Stati hanno invece potuto raccogliere importanti ricchezze che molto spesso sono state investite al di fuori del settore rurale;

 

 

 

Constatando infine, oggi come ieri, che queste aziende familiari agricole e questi produttori agricoli sono le principali vittime dei conflitti, delle catastrofi e delle crisi come quella che viviamo ora;

 

 

 

Le reti delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli dell'Africa hanno passato in rassegna i diversi fattori che sono all'origine della crisi alimentare ed agricola in Africa.

 

 

 

In definitiva, malgrado gli sforzi tesi a favorire l'integrazione regionale, si deve constatare che la maggior parte di azioni e iniziative sono in grande ritardo. Meglio,  l'Africa continua, contrariamente agli auspici del NEPAD, ad essere rivolta più verso l'estero che verso sè stessa.

 

 

 

L'agricoltura africana ha, dunque, conosciuto una sconfitta : una sconfitta anzitutto di noi tutti africanicani, dei leaders politici, delle OP, dei partenaires e della cooperazione bi e multi laterale.

 

 

 

Le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli considerano che la situazione attuale dell'agricoltura africana è grave. Tuttavia, affermano che ciò non corrisponde ad una fatalità e che la situazione di crescita dei prezzi sia degli alimenti che dell'energia non è necessariamente un fattore sfavorevole.

 

 

 

L'opportunità per gli agricoltori africani di ottenere, oggi, una migliore remunerazione dei loro prodotti, necessita tuttavia da parte dei nostri Stati, delle nostre Comunità Economiche Regionali e dell'Unione Africana di intraprendere urgentemente un dialogo ed una concertazione fra tutti, qui in Africa e non altrove.

 

 

 

Le reti delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno inoltre constatato di aver consolidato da otre cinque anni la loro mutua conoscenza e di aver costruito una effettiva solidarietà nell'azione, soprattutto operando assieme per migliorare la fattibilità del Nuovo Partenariato Economico per lo Sviluppo dell'Africa (NEPAD) e per mettere in luce il pericolo degli Accordi di Partenariato Economico (APE) per l'avvenire dell'agricoltura africana.

 

 

 

Queste lotte hanno finito per convincerle che il progresso dell'agricoltura africana poteva essere durevole a condizione che le Organizzazioni dei Contadini e di Produttori Agricoli potessero agire a livello continentale. Le quattro reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli affermano con questa dichiarazione il loro totale impegno a prendersi in carico questa esigenza storica decidendo, qui ad Addis Aaba, di creare la «Piattaforma Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli» dell'Africa.

 

 

 

Le reti di organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno messo in atto un comitato di pilotaggio composto dai quattro presidenti delle quattro reti sotto-regionali di organizzazioni contadine e di produttori agricoli ed hanno designato  il Signor Mamadou CISSOKHO come facilitatore. Un programma di lavoro verrà elaborato per la costituzione entro un anno della Piattaforma Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli.

 

 

 

Questo nuovo strumento è, secondo noi, un forte valore aggiunto per la realizzazione dei compiti e delle attività delle nostre organizzazioni locali, nazionali e sotto-regionali. Costituisce inoltre una potente leva per favorire una ripresa dell'agricoltura africana affinché essa possa rispondere  alle funzioni proprie ad ogni agricoltura degna di questo nome.

 

 

 

Questo nuovo strumento sarà anche un mezzo adeguato per rafforzare il riconoscimento ed il ruolo delle donne, dei giovani e delle minoranze nell'agricoltura africana.

 

 

 

CONCLUSIONE

 

 

 

Convinti che non vi sono alternative alla mobiltazione delle nostre risorse umane, delle nostre risorse finanziarie per quanto siano modeste, e coscienti che il nostro continente, al contrario dell'immagine negativa della mano tesa, della sofferenza, della miseria che ci viene rimandata ogni giorno, dispone di risorse naturali, di risorse umane di qualità, di valori ancora positivi per ogni vita umana, noi ci impegneremo in seno alla Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli per salvare le nostre vite, le nostre famiglie, le nostre nazioni e l'Africa, nostro continente.

 

 

 

Hanno firmato :

 

 

 

      Nome e Cognome

     Funzione

     Rete sotto-regionale

     Firma

    

      Signora Fanny MAKINA

     Vice-Presidente

     SACAU

 

      

 

      

 

      

     

    

      Signor Philip KIRIRO

     Presidente

     EAFF

 

      

 

      

 

      

     

    

      Signora Elisabeth ATANGANA

     Presidente

     PROPAC

 

      

 

      

 

      

     

    

      Signor Ndiogou FALL

     Presidente

     ROPPA

 

      

 

      

 

      

     

    

 

 

 

Fatto ad Addis-Ababa, Ethiopia, il 23 Maggio 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

_______________________________________________

Contadinicritici mailing list

Contadinicritici@inventati.org

https://www.autistici.org/mailman/listinfo/contadinicritici

 

___________________________________________________

Allegato:

 

postato da: critici alle ore 17:36 | link | commenti
categorie: resistenza

 

 

Nel seminario promosso in collaborazione con il progetto Terre Contadine - ItaliAfrica ad Addis Abeba (Etiopia) dal 21 al 23 maggio 2008, le Organizzazioni Contadine delle varie regioni Africane, dopo aver fatto una chiara valutazione della situazione dell'agricoltura africana hanno raggiunto un importante accordo per unire i loro sforzi nella consapevolezza di avere le capacità di denunciare e di affrontare i veri problemi che stanno alla base della situazione di carenza alimentare che affligge milioni di africani. Di seguito la dichiarazione finale delle organizzazioni contadine africane.

Francesco Benciolini - ARI

 

Piattaforma Panafricana delle organizzazioni contadine

 

e di produttori agricoli dell'Africa

 

  

 

DICHIARAZIONE FINALE

 

 

 

Di fronte alla situazione allarmante che colpisce le popolazioni africane, le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli dell'Africa australe (SACAU), dell'Africa centrale (PROPAC), dell'Africa dell'est (EAFF) e dell'Africa dell'ovest (ROPPA), si sono riuniti ad Addis-Ababa, in Etiopia, dal 21 al 23 maggio 2008, per mettere in comune le informazioni e scambiarsi le idee sulla situazione attuale dell'agricoltura contadina e sulle possibili soluzioni della crisi agricola e alimentare.

 

 

 

Considerando che le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno la stessa ragione d'essere, cioè la difesa e la promozione degli interessi delle aziende agricole familiari e dei produttori agricoli africani;

 

 

 

Constatando che queste aziende familiari agricole e questi produttori agricoli africani condividono lo stesso spazio agricolo, e le risorse naturali quali la terra, l'acqua, le foreste;

 

 

 

Constatando inoltre che nonostante il loro maggior peso demografico, queste aziende familiari e questi produttori agricoli subiscono ancora le conseguenze delle politiche agricole e rurali lontane dalle realtà che essi vivono e dalle preoccupazioni che essi continuano a manifestare;

 

 

 

Constatando anche che grazie alla fatica del loro lavoro mal remunerato a causa dei prezzi agricoli che sono stati sempre in calo, gli Stati hanno invece potuto raccogliere importanti ricchezze che molto spesso sono state investite al di fuori del settore rurale;

 

 

 

Constatando infine, oggi come ieri, che queste aziende familiari agricole e questi produttori agricoli sono le principali vittime dei conflitti, delle catastrofi e delle crisi come quella che viviamo ora;

 

 

 

Le reti delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli dell'Africa hanno passato in rassegna i diversi fattori che sono all'origine della crisi alimentare ed agricola in Africa.

 

 

 

In definitiva, malgrado gli sforzi tesi a favorire l'integrazione regionale, si deve constatare che la maggior parte di azioni e iniziative sono in grande ritardo. Meglio,  l'Africa continua, contrariamente agli auspici del NEPAD, ad essere rivolta più verso l'estero che verso sè stessa.

 

 

 

L'agricoltura africana ha, dunque, conosciuto una sconfitta : una sconfitta anzitutto di noi tutti africanicani, dei leaders politici, delle OP, dei partenaires e della cooperazione bi e multi laterale.

 

 

 

Le reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli considerano che la situazione attuale dell'agricoltura africana è grave. Tuttavia, affermano che ciò non corrisponde ad una fatalità e che la situazione di crescita dei prezzi sia degli alimenti che dell'energia non è necessariamente un fattore sfavorevole.

 

 

 

L'opportunità per gli agricoltori africani di ottenere, oggi, una migliore remunerazione dei loro prodotti, necessita tuttavia da parte dei nostri Stati, delle nostre Comunità Economiche Regionali e dell'Unione Africana di intraprendere urgentemente un dialogo ed una concertazione fra tutti, qui in Africa e non altrove.

 

 

 

Le reti delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno inoltre constatato di aver consolidato da otre cinque anni la loro mutua conoscenza e di aver costruito una effettiva solidarietà nell'azione, soprattutto operando assieme per migliorare la fattibilità del Nuovo Partenariato Economico per lo Sviluppo dell'Africa (NEPAD) e per mettere in luce il pericolo degli Accordi di Partenariato Economico (APE) per l'avvenire dell'agricoltura africana.

 

 

 

Queste lotte hanno finito per convincerle che il progresso dell'agricoltura africana poteva essere durevole a condizione che le Organizzazioni dei Contadini e di Produttori Agricoli potessero agire a livello continentale. Le quattro reti sotto-regionali delle organizzazioni contadine e di produttori agricoli affermano con questa dichiarazione il loro totale impegno a prendersi in carico questa esigenza storica decidendo, qui ad Addis Aaba, di creare la «Piattaforma Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli» dell'Africa.

 

 

 

Le reti di organizzazioni contadine e di produttori agricoli hanno messo in atto un comitato di pilotaggio composto dai quattro presidenti delle quattro reti sotto-regionali di organizzazioni contadine e di produttori agricoli ed hanno designato  il Signor Mamadou CISSOKHO come facilitatore. Un programma di lavoro verrà elaborato per la costituzione entro un anno della Piattaforma Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli.

 

 

 

Questo nuovo strumento è, secondo noi, un forte valore aggiunto per la realizzazione dei compiti e delle attività delle nostre organizzazioni locali, nazionali e sotto-regionali. Costituisce inoltre una potente leva per favorire una ripresa dell'agricoltura africana affinché essa possa rispondere  alle funzioni proprie ad ogni agricoltura degna di questo nome.

 

 

 

Questo nuovo strumento sarà anche un mezzo adeguato per rafforzare il riconoscimento ed il ruolo delle donne, dei giovani e delle minoranze nell'agricoltura africana.

 

 

 

CONCLUSIONE

 

 

 

Convinti che non vi sono alternative alla mobiltazione delle nostre risorse umane, delle nostre risorse finanziarie per quanto siano modeste, e coscienti che il nostro continente, al contrario dell'immagine negativa della mano tesa, della sofferenza, della miseria che ci viene rimandata ogni giorno, dispone di risorse naturali, di risorse umane di qualità, di valori ancora positivi per ogni vita umana, noi ci impegneremo in seno alla Panafricana delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli per salvare le nostre vite, le nostre famiglie, le nostre nazioni e l'Africa, nostro continente.

 

 

 

Hanno firmato :

 

 

 

      Nome e Cognome

     Funzione

     Rete sotto-regionale

     Firma

    

      Signora Fanny MAKINA

     Vice-Presidente

     SACAU

 

       

 

      

 

      

     

    

      Signor Philip KIRIRO

     Presidente

     EAFF

 

      

 

      

 

      

     

    

      Signora Elisabeth ATANGANA

     Presidente

     PROPAC

 

      

 

      

 

      

     

    

      Signor Ndiogou FALL

     Presidente

     ROPPA

 

      

 

      

 

      

     

    

 

 

 

Fatto ad Addis-Ababa, Ethiopia, il 23 Maggio 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: critici alle ore 17:31 | link | commenti
categorie: associazione
lunedì, 02 giugno 2008

CPE           

Coordination Paysanne Européenne

European Farmers Coordination     

Coordinadora Campesina Europea  www.cpefarmers.org               

 

                          www.coag.org


 

Members of Via Campesina

 

 

 

COMUNICATO STAMPA                                                              Bruxelles, 20 maggio 2008

 

 « Bilancio di salute » della PAC 2003 :

  

Posizione CPE-COAG

di fronte alle proposte della Commissione Europea

 

 

La realizzazione del « bilancio di salute »  non è solo in vista dell’adattamento della PAC dopo la sua riforma del 2003. Si tratta anche di adattare la PAC ad un contesto agricolo e alimentare europeo ed internazionale modificato e di orientare la PAC in una buona direzione per il dopo 2013.

Ora la Commissione Europea, con le sue proposte pubblicate in questo 20 maggio, non fa il bilancio della PAC 2003, non tiene conto del contesto della crisi dei prezzi alimentari[1], e non si rende conto che la deregolazione dei mercati attuata in Europa e nel mondo da 20 anni ha fallito nella realizzazione della sicurezza alimentare, e nella legittimazione di una politica agricola europea che non ha quasi più niente di « comune ». La Commissione continua a favorire la grande distribuzione, l’industria  agro-alimentare, e le grandi aziende agricole.

Essa rinuncia, sotto la pressione di queste grandi aziende, a mettere un limite ai pagamenti diretti più elevati, come se queste somme non venissero dai contribuenti !!!

Più che mai, contadini e consumatori, abbiamo bisogno di una politica agricola, e di una politica europea comune. Non è per il fatto che alcuni prezzi agricoli sono cresciuti recentemente che non c’è più bisogno di regolazione dei mercati agricoli, al contrario (aggiungiamo che il prezzo del frumento si è abbassato del 40% da febbraio ed  il prezzo del latte è ripartito verso il basso).

Noi chiediamo quindi al Consiglio europeo dell’Agricoltura una decisione per modificare la proposta della Commissione nel senso di

-         una indispensabile regolazione dei mercati,

-         una PAC più legittima sul piano sociale, internazionale, ambientalentale,

-         una PAC più giusta e più solidale

 

Ecco la posizione dei contadini europei di fronte alle proposte della Commissione[2] :

 

La regolazione dei mercati agricoli è un dovere

La crisi mondiale dei prezzi alimentari, e la grande variabilità dei prezzi agricoli, nuova occasione per gli speculatori, mostrano che il mercato senza regole vantato dalla Commissione e dall’OMC è incapace di garantire la sicurezza alimentare.

            Dopo aver fatto di tutto per abbassare i prezzi agricoli al di sotto dei costi di produzione[3], rovinando l’agricoltura contadina qui e al Sud, dopo aver scompaginato una dopo l’altra le produzioni, ci si vuol far credere che non c’è più bisogno di regolazione poiché i prezzi sono alti; di fatto la Commissione e l’agro-industria vogliono far abbassare i prezzi aumentando la produzione … come ben si vede nel caso del latte e dei cereali.

            Gli Stati Membri devono anzitutto essere preoccupati della sicurezza alimentare dei loro cittadini :  l’UE deve forse essere fiera di essere il primo importatore ed il primo esportatore di prodotti agricoli ? Sarebbe rendersi molto vulnerabile ai rischi del mercato mondiale. Piuttosto che lasciare l’UE dipendente al 75% per le proteine vegetali che essa importa massicciamente per ri-esportare poi i prodotti animali, sarebbe più responsabile per la nostra sicurezza alimentare, per l’ambiente, per l’energia, produrle in UE; e, nel contempo, si risolverebbe la questione della soia OGM importata della quale non vogliono saperne  né i consumatori, né la grande maggioranza degli agricoltori.

            La regolazione dei mercati, Signora Fischer Boel, non è il passato. Lei si accorgerà che è necessaria. Non perdiamo tempo prezioso a darci la zappa sui piedi nella logica degli ultimi 20 anni quando si pensava che il mercato fosse capace di regolare tutto ! Quello, è il periodo che appartiene al passato.

            Allora, discutiamo sui migliori possibili strumenti tenendo conto degli errori o dei successi del passato. Un minimo di stocks è necessario per i prodotti di base non deperibili. Ma non lasciamo l’alimentazione nelle mani degli speculatori !

            La questione non è « chi nutrirà il mondo ? »[4], ma « come il mondo si nutrirà ?». E per ora, non c’è un problema mondiale di produzione ma di accesso alla produzione (Africa, …) e di accesso dei più poveri all’alimentazione. Non si tratta di un problema tecnico da risolvere con una ennesima rivoluzione verde o con gli OGM, ma di un problema di politiche agricole, alimentari e commerciali.

 

·                          Se la soppressione del riposo delle terre obbligatorio sembra essere una buona decisione, non è perché così si sopprime la regolazione ma perché questo è uno strumento del tutto inadatto per l’Europa dove il fattore determinante è il rendimento, non la superficie, contrariamente agli USA. Piuttosto bisogna rendere attraente un riposo a lungo termine nelle zone ad alto valore di biodiversità.

·                          Sarebbe un errore decidere un aumento  dell’1% delle attuali quote latte. Si stanno già abbassando i prezzi per i produttori. Il Consiglio deve tornare sulla sua decisione del 2003 e mantenere il controllo della produzionhe del latte oltre il 2015 migliorandone il suo funzionamento e la sua ripartizione. La proposta della Commissione provocherebbe una accelerazione nella concentrazione della produzione del latte nelle aziende più grandi, più estensive, più dipendenti in protene vegetali e nelle regioni con i costi di produzione più bassi.

·                          Il disaccoppiamento dei pagamenti diretti dalla produzione è assurdo quando serve a remunerare la produzione al posto dei prezzi se questi sono troppo bassi. Quando i prezzi sono più alti, i pagamenti non sono giustificati ma il disaccoppiamento li mantiene. Il disaccoppiamento è un intoppo della scatola verde truccata dell’OMC ed è molto difficile legittimarlo nei confronti del contribuente e quindi risulta un facile preagio di abbandono a breve termine dei pagamenti diretti. E’, in più, un fattore importante di abbandono della produzione e noi attendiamo dalla Commission un bilancio documentato con cifre della sua applicazione in termini di strutture di produzione, ad esempio nel caso della produzione del latte. Noi chiediamo al Consiglio di riaccoppiare i pagamenti diretti.

·                          La « gestione dei rischi » climatici e sanitari sotto forma di sistemi di assicurazione volontaria sarebbe un grave errore rovinoso che favorirebbe solo le grandi imprese agricole e consegnerebbe ulteriormente gli agricoltori alle banche/assicurazioi.

 

 

 

 

 

 

 

I pagamenti diretti devono essere giusti e legittimi

 

·                          La rinuncia della Commissione a diminuire direttamente gli importi elevati dei pagamenti diretti : la proposta fatta in novembredi una diminuzione troppo leggera per le grandi aziende, mostra che certi Stati membri sono poco preoccupati per la legittimità sociale dei pagamenti diretti. E’ scandaloso proporre di sopprimere i pagamenti più bassi e continuare ad attribuire centinaia di migliaia di euro a grandi aziende che, in più, hanno beneficiato del buon prezzo dei cereali. I contadini più piccoli, in particolare in Romania, Polonia, Italia sarebbero esclusi per l’aumento proposto ad 1 ha  della superficie minima. Ricordiamo che 15% delle aziende ricevono l’85% dei pagamenti diretti e che 82% delle aziende ricevono meno di 5.000 € e 46%  meno di 500 €. Chiediamo al Consiglio di instaurare una regola di attribuzione per attivo, legittima per il contribuente. Proponiamo l’instaurazione di un forfait minimo di pagamento per le aziende molto piccole..

·                          Verso un livello più uniforme del sostegno: la referenza storica è ingiusta e il pagamento unico per ha, che equivale a un disaccoppiamento totale, non elimina le disparità storiche regionali. In effetti non esiste strumento perfetto se il pagamento è fisso, senza tener conto del prezzo e se esso rappresenta una parte importante del reddito agricolo (carne bovina, carne ovina). I contadini hanno bisogno di prezzi giusti e stabili, dunque di una regolazione di mercati.

·                          L’articolo 69 può essere uno strumento interessante a disposizione degli Stati Membri per ridistribuire i pagamenti. Non deve essere utilizzato per regimi di assicurazione dei raccolti. Gli Stati Membri devono poter prelevare più del 10% dei pagamenti destinati a grandi aziende per sostenere certe produzioni e regioni sfavoriti da condizioni naturali o dalla PAC.

·                          Trasferimenti verso il 2° pilastro (sviluppo rurale) : Se la poliica di sviluppo rurale è indispensabile, se siamo a favore di un trasferimento moderato di fondi provenienti dal 1° pilastro, non si tratti però di sopprimere la politica dei mercati e di rinazionalizzare la PAC. I fondi del secondo pilastro non devono servire, come avviene in certi paesi e regioni, ad intensificare/ristrutturare la produzione, ma piuttosto a obiettivi di impiego agricolo e rurale, di ambiente e di sviluppo rurale.

 

Noi lanciamo un appello ai Ministri perché riconsiderino queste proposte, inadatte ai bisogni delle popolazioni europee e mondiali e perché riorientino la PAC per servire prioritariamente queste popolazioni, in nome della sovraità alimentare.

 



[1] Vedi nostro comunicato comune del 7 maggio 2008

[2] Vedi anche la nostra posizione del 26 novembre 2007

[3] Addebitandone il costo ai contribuenti sotto forma di pagamenti diretti

[4] Titolo di un colloquio del 3 luglio al PE della Presidenza francese

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categorie: resistenza
domenica, 25 maggio 2008

Settimana di mobilitazione sulla PAC promossa da CPE-COAG dal 9 al 20 maggio 2008

 

Fine delle superfici a riposo, innalzamento delle quote latte, … : la Commissione Europea annuncierà martedì 20 maggio 2008 una serie di misure per permettere, all’Europa, ora con l’aumento dei prezzi agricoli, di produrre di più nel momento in cui però l’agricoltura ritorna ad essere al centro delle preoccupazioni. Queste proposte sono racchiuse nel « bilancio di salute » della Politica agricola Comune (PAC). Esse dovranno in seguito venire discusse nel Consiglio Agricolo dagli Stati membri, prima che vengano prese decisioni, attese durante la Presidenza Francese dell’UE in novembre 2008.

La Coordination Paysanne Européenne (CPE) et la COAG hanno organizzato una settimana di azione dal 9 al 20 maggio per far sentire la voce dell’agricoltura contadina solidale e sostenibile.

 

Delle azioni si sono svolte in vari paesi :

·        In Francia il MODEF  ha organizzato un’azione a Moulins nell’Allier sul tema latte/PAC. Una rappresentazione è stata effettuata per mostrare le preoccupazioni sulle quote latte ai giornalisti, al deputato locale, ma anche per sensibilizzare i cittadini su questo problema. A fine serata si è fatto un incontro con la Direzione Dipartimentale dell’Agricoltura per sottolineare le preoccupazioni sulla febbre catarrale dei bovini.

·        Ancora in Francia la Confédération Paysanne ha organizzato ad Aveyron una conferenza stampa sulla difesa del reddito contadino, in particolare per i produttori di pecore da carne. Anche a Deux Sèvres, si è tenuto un incontro col Vice Prefetto per sensibilizzarlo sui problemi della produzione di carne, del reddito, della PAC.

·        In Austria, conferenza stampa comune della piattaforma austriaca (della quale fa parte ÖBV, membro della CPE)  sul bilancio di salute della PAC.

·        In Belgio : la FUGEA et la VAC hanno organizzato una conferenza sulle sfide dell’agricoltura contadina  a Bruxelles, con la diffusione del film « La vache 80 a un problème » che mostra le poste in gioco dell’agricoltura contadina a livello mondiale.

·        Nei Paesi Baschi, EHNE ha fatto il 9 maggio una manifestazione nelle vie delle grandi città del Paese Basco Sud ; questa grande mobilitazione ha permesso ai contadini di denunciare la differenza di prezzo fra i produttori ed i consumatori e chiedere una nuova PAC.

·        In Spagna, la COAG organizza il 20 maggio manifestazioni in tutto il paese per informare i cittadini su PAC/latte/problemi bovini….

·        In Galizia  la SLG ha organizzato una conferenza stampa sul tema PAC.

·        In Italia, un documento firmato da un gran numero di organizzazioni italiane tra cui ARI (membro della CPE), denuncia i problemi incontrati con la PAC, le quote latte e l’assenza di regolazione dei mercati. Questo documenton è anche un appello al governo italiano perché si opponga allo smantellamento della PAC e sostenga un meccanismo che favorisca una più giusta ripartizione degli aiuti.

 

 

Questa settimana terminerà il 20 mggio pomeriggiio a Bruxelles con una conferenza stampa allargata dei responsabili della CPE e della COAG che esprimeranno la posizione CPE-COAG sul bilancio di salute e l’avvenire della PAC dopo il 2013.

 

 

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lunedì, 19 maggio 2008

Noi, movimenti contadini attivi in tutta Italia, ci uniamo ai movimenti contadini europei che  nella  settimana 12-18 maggio 2008 lottano perché nel nostro continente e nel mondo possa continuare ad esistere un’agricoltura basata sul lavoro e  rispettosa delle donne e degli uomini che la praticano, dei consumatori, degli animali, dell’ambiente e dei territori.

 

In particolare riteniamo prioritari  tre temi di forte attualità quando si riflette sull’attuale Politica Agricola Comunitaria, sulla sua possibile riforma o sulla sua eventuale cancellazione:

 

- Le scelte di politica agricola devono regolare il mercato, non essere sottoposte ad esso; per questo è necessario che si stabilisca un governo delle produzioni per evitare eccedenze o penurie e per fare in modo che i prezzi dei prodotti agricoli diano la possibilità di vita dignitosa a chi li produce, garantiscano un accesso ad alimenti sicuri e di qualità per i consumatori europei e siano strappati alla speculazione della finanza e di pochi monopoli

In particolare, siamo contrari all’abolizione delle “quote latte” e chiediamo una regolazione delle stesse più equa in modo che gli allevamenti siano ripartiti  in modo equilibrato in tutti i territori dell’UE e che la produzione sia  in rapporto stretto  con i consumi locali, regionali, nazionali; siamo inoltre contrari alla commercializzazione delle quote e del diritto a produrre, che deve  essere gestito tenendo conto dell’interesse dell’intera società .

 


- La PAC attuale, tutta subalterna alle esigenze dettate  dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, contribuisce alla sparizione dei contadini europei, la PAC però non va eliminata ma profondamente cambiata: gli interventi comunitari vanno gestiti per

·        promuovere l’agricoltura in ogni territorio, a sua valorizzazione e protezione

·        aumentare il numero di contadini e salvaguardare il loro diritto ad una vita dignitosa attraverso la vendita dei prodotti a  prezzi di mercato che garantiscano la maggior parte del reddito: per questo è indispensabile mettere in opera regolazioni del mercato e la preferenza comunitaria - legittima solo se, in parallelo, l’UE cessa ogni sovvenzione diretta o indiretta all’esportazione

·        favorire la trasformazione di prodotti in unità locali decentrate e vicine ai mercati  ed al consumatore

·        promuovere i rapporti diretti produttori-consumatori.

 

- Gli attuali  contributi alle aziende agricole distribuiti come “pagamenti diretti”, non devono essere commisurati agli ettari o calcolati su base storica ma essere:

·         rapportati al numero di attivi e con la fissazione di un tetto massimo

·        condizionati ad un effettivo rispetto degli animali, dell’ambiente, delle risorse naturali

·        riservati alle aziende agricole che operano nei territori più svantaggiati.         

 

Chiediamo al nuovo governo un impegno fermo a contrastare qualunque ipotesi di smantellamento della PAC e ad una revisione profonda che rimuova da subito i meccanismi che favoriscono l'ingiusta distribuzione dei sostegni che punisce l'agricoltura contadina e di qualità ed avvantaggia solo un’agricoltura insostenibile per il nostro paese e per le tasche dei contribuenti.

 

ADERISCONO :

 Associazione La Fierucola di Firenze; ASCI – Associazione di solidarietà con la campagna italiana; A.R.I. – Associazione Rurale Italiana; Rete-mercati-bio

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